Nessuna proroga alla Cassa Covid, almeno per il momento. I cancelli dello stabilimento Fca Cassino Plant in ogni caso ieri sono rimasti chiusi ugualmente e lo saranno anche oggi e domani: in questi tre giorni si ricorre ai Par, ovvero i permessi dei lavoratori.

Dal primo luglio la musica non cambia, cambia solo il nome degli ammortizzatori sociali: non sarà più né Cassa Covid né Par, bensì contratti di solidarietà. In ogni caso fino a mercoledì prossimo, 7 luglio, i cancelli resteranno chiusi. La produzione riprenderà giovedì 8 luglio: per un mese si lavorerà "a singhiozzo", poi dal 9 al 20 agosto la chiusura collettiva per le ferie estive.

Ma i riflettori sono ormai puntati sull'autunno quando, con la produzione in serie del Suv Grecale, i lavoratori di Stellantis Cassino e dell'indotto, inizieranno a vedere la ripresa. Una ripresa che si toccherà con mano, emergenza Covid permettendo, l'anno prossimo.
Che non sarà un anno come tutti gli altri, ma un anno molto particolare. Non solo perchè c'è l'augurio che, dopo il blocco del 2020 e 2021 si possa tornare finalmente alla normalità, ma perchè nel 2022 ricorre il 50° compleanno dello stabilimento di Cassino.

Da Fiat a Stellantis, passando per Fca, ha cambiato diversi nomi ma non è mai cambiata la sostanza: da mezzo secolo è il motore dell'economia del territorio della Ciociaria, e non solo. Per questo si guarda con attenzione all'anno venturo.

Intanto, sempre a proposito di compleanni, la scorsa settimana è ricorsa un'altra ricorrenza che è stata festeggiata anche a Cassino oltre che ad Arese, la casa madre perchè all'ombra dell'Abbazia si producono le vetture a marchio Alfa Romeo. Stiamo parlando ovviamente del compleanno del Biscione che ha spento 111 candeline.

Intanto, al netto dei festeggiamenti presenti e futuri, l'attenzione dei sindacati in merito alla produzione e all'occupazione è massima. Nel weekend una delegazione della Fiom-Cgil di Cassino ha infatti preso parte a una manifestazione nazione che si è tenuta a Firenze e in altre piazze d'Italia. Il motivo della mobilitazione? Prorogare lo stop al blocco dei licenziamenti.

Argomenta il segretario provinciale della Fiom Donato Gatti: «Chiediamo la proroga del blocco dei licenziamenti fino al 31 ottobre e che il governo faccia questo atto di attenzione verso il mondo del lavoro, è il momento di unire, non di dividere e non è il momento di ulteriori fratture sociali».

Dal palco il segretario nazionale della Cgil Maurizio Landini ha spiegato: «Noi non siamo in piazza oggi per dire che esistiamo e finisce qui - prosegue Landini - Qui noi siamo scesi in piazza perché abbiamo proposte per riformare e cambiare il paese e stiamo rivendicando un coinvolgimento vero. Quello di oggi è l'inizio di una mobilitazione. Non vogliamo lasciare da soli i lavoratori.
Andremo avanti finché non otterremo il risultato, valuteremo con Cisl e Uil se ciò non dovesse succedere che cosa fare. Il mio augurio è che prevalgano la responsabilità e l'intelligenza di tutti».

L'Ugl accede invece i riflettori sul precariato ed evidenzia le tante criticità: «A pagare lo scotto delle inefficienze - spiega il segretario provinciale Enzo Valente - sono i più deboli cioè i giovani, i nostri figli.
Più fragili che mai sono sottopagati, maltrattati, con contratti di pochi giorni e salari ridicoli. Il tutto per via di un meccanismo ormai consolidato degli appalti al massimo ribasso di servizi che grandi aziende danno in gestione a ditte piccole società o cooperative».