Sì è accasciato a terra mentre lavorava ed è morto. Inutile ogni soccorso. Per il decesso dell'albanese Kujtim Ajazi, detto Timmi, residente a Ceccano in via Stretta Criscio, la procura della Repubblica di Frosinone ha aperto un'inchiesta. Al momento si ipotizza un omicidio colposo in ambito lavorativo. Sarebbe - se l'autopsia lo confermerà - un'ennesima morte bianca.
L'episodio è accaduto giovedì, mentre ieri, in tribunale, è stato conferito l'incarico al dottor Marco Straccamore per eseguire l'esame autoptico sul corpo dell'albanese, 63 anni. L'autopsia sarà eseguita nella giornata di domani. Il consulente dovrà individuare epoca, causa e mezzo del decesso.

L'infortunio è avvenuto in un'azienda boschiva dove l'uomo, secondo quanto si è appreso, stava caricando della legna.
Per lo svolgimento dell'esame autoptico è stato indagato il titolare dell'azienda dove Ajazi lavorava. L'imprenditore, nel corso delle operazioni di conferimento dell'incarico, è stato rappresentato dall'avvocato Angelo Testa.

Il medico legale incaricato dal sostituto procuratore Barbara Trotta dovrà accertare le cause della morte del lavoratore, valutare cioè se l'episodio sia riconducibile a un evento accidentale o se ci sia connessione con l'attività lavorativa svolta, tenendo conto anche delle alte temperature che si sono avute nel corso della passata settimana.
L'uomo si è sentito male improvvisamente, si è accasciato a terra, ma per lui sono risultati inutili tutti i soccorsi: è morto sul posto. Essendo avvenuto sul luogo di lavoro, è stata subito avviata un'indagine per chiarire ogni aspetto.

Due le persone offese che potrebbero, eventualmente, valutare la costituzione di parte civile qualora, un domani, si dovesse arrivare a un processo: si tratta del fratello residente a Ceccano e della moglie, residente a Patrica.