Dall'accusa di corruzione, nel caso del sussidio agli indigenti, la sua posizione è stata archiviata già il 6 novembre del 2018 per "l'estraneità ai fatti". Si procede, invece, tuttora per il sindaco Angelo Veronesi e altre quattro. La procura contesta elargizioni in cambio del sostegno elettorale. Ma la vertenza della Corte dei conti ha riguardato anche lui, l'ex consigliere Claudio Paolucci, il quale tiene a raccontare la sua versione sulla vicenda che lo ha vistoinizialmente sottoi riflettori,e ora di nuovo alla ribalta della cronaca per il procedimento della Corte dei conti. E attraverso il suo legale, Umberto Pallone, ha depositato le deduzioni chiedendo lo stralcio della sua posizione come già avvenuto in sede penale.

«In ordine alla contestazione della Procura regionale della Corte dei conti, relativa al presunto danno erariale di 44.500 euro spiega Paolucci rappresento innanzitutto che il procedimento penale riferito alla suddetta vicenda, è stato definito nei miei confronti con decreto di archiviazione da parte del gip il 6 novembre 2018, su proposta del pubblico ministero che evidenzia che la notizia di reato a mio carico "appare infondata".
Nel decreto di archiviazione il gip, oltre a condividere le argomentazioni adottate dal pm, ha evidenziato in particolare la mia estraneità. Tale provvedimento del gip non può non riguardare anche la vertenza della Corte dei Conti».

Sull'ipotesi del danno erariale, Paolucci specifica che «Riguardo a ciò mi si contesta di aver provocato un danno erariale di 600 euro (cifra peraltro non corretta, in quanto secondo i parametri di rimborso stabiliti dalla Procura regionale della Corte dei conti, dovrebbe essere inferiore e comunque non dovuta. Mi si contesta in particolare che in virtù del mio ruolo istituzionale avrei dovuto accertarmi dell'esistenza di un bando pubblico e alla verifica dell'eventuale documentazione istruttoria da presentare. A tal proposito rilevo che al tempo ero un semplice consigliere e non un assessore, come erroneamente più volte riportato negli atti di questa vicenda, e che non avevo quindi alcun potere di indirizzo politico, né tantomeno le competenze di verificare l'esistenza di un bando pubblico e l'eventuale documentazione di istruttoria da presentare per far erogare il contributo.

Competenze, quindi, da riconoscersi ad altri. Quanto sopra è stato ampiamente rappresentato nelle deduzioni scritte e depositate tramite il mio avvocato Umberto Pallone del foro di Frosinone, chiedendo lo stralcio della mia posizione come tra l'atro già avvenuto in sede penale». L'ex consigliere ha piena fiducia «nella Procura regionale della Corte dei conti e attendo serenamente la decisione che mi riguarda».