Finisce la cassa Covid e scatta la solidarietà. La sostanza, per gli operai dello stabilimento Fca Cassino Plant, non cambia. Si tratta comunque di giorni lavorativi persi: i cancelli restano infatti chiusi.

Il quadro dei giorni
Andiamo con ordine: nel mese in corso l'ultimo giorno di lavoro è stato giovedì 17, poi venerdì scorso cancelli chiusi. Per tutta la settimana appena conclusa l'azienda ha fatto ricorso, per l'ultima volta, alla Cassa Covid.
Ultima volta perchè tale misura messa in campo dal Governo in virtù dell'emergenza Covid, terminerà il 27 giugno in tutta Italia. Per questo, nei giorni 28, 29 e 30 giugno lo stabilimento Fca Cassino Plant farà ricorso ai Par, ovvero i permessi individuali dei lavoratori. Poi, dal secondo semestre dell'anno, scatterà la solidarietà. Significa cioè che ogni operaio lavorerà per circa il 30% delle ore a disposizione. Ieri l'azienda ha quindi annunciato la chiusura collettiva dal 1° al 7 luglio. Si tornerà in fabbrica giovedì 8 luglio, a tre settimane esatte dall'ultimo giorno di lavoro: giovedì 17 giugno.

Il grido d'allarme
«C'è bisogno di produzione, soprattutto ecologica, altrimenti si va avanti solo con la cassa integrazione» è il grido d'allarme che immediatamente si leva dalla Fiom-Cgil. «Urge un piano nazionale con il Governo per blindare tutti gli stabilimenti» spiega il segretario provinciale della Fiom-Cgil Donato Gatti. L'allerta dei sindacati è insomma alta non solo per la cassa integrazione a Cassino ma più in generale per il settore dell'automotive e il tavolo aperto al Ministero. A tal proposito il segretario della Fismic, Di Maulo, spiega: «Il governo sta premendo per la costruzione della Gigafactory in Italia che noi condividiamo a pieno e come da noi proposto al tavolo Stellantis. Per agevolare la transizione green e digitale del settore automotive, è importante che il paese sia dotato di un'adeguata rete di distribuzione di centraline ultrarapide. Abbiamo chiesto al governo di destinare più risorse in tal senso per la tutela del manifatturiero nazionale nella transizione ecologica».

«Noi sottolinea il sindacalista chiediamo al ministero dell'Industria di aumentare la dotazione finanziaria prevista dal Pnrr per la transizione all'elettrico, che riteniamo gravemente insufficiente, soprattutto ove si consideri l'inderogabile necessità di adeguare la rete di distribuzione di carburante con colonnine di ricarica rapida e, soprattutto, per avere finanziamenti adeguati per costringere Stellantis a costruire in Italia e non altrove la sua terza gigafactory per la produzione di batterie evolute. Pensiamo che lo stabilimento di Mirafiori sia quello più adatto, date le competenze già acquisite nel campo».

Agevolare la transizione
«Il settore automotive continua Di Maulo rappresenta un presidio tecnologico fondamentale per il paese nella transizione verso l'elettrico, ma occorrono interventi di agevolazione alla transizione e diminuire l'accresciuta dipendenza di componenti dall'estero». «Condividiamo e apprezziamo l'iniziativa del ministro Giorgetti e viceministro Pichetto Fratin nell'apertura del tavolo di confronto per il settore al fine di individuare percorsi di tutela per i lavoratori. Come Fismic Confsal conclude abbiamo proposto l'apertura di tre tavoli: uno per il settore manifatturiero e componentistica, uno per il settore distribuzione e infrastrutture e uno per il settore manutenzione e commerciale»