La testa presa a calci come un pallone. Dal basso verso l'alto. Tanto da spezzargli il collo. Un'azione fulminea e molto aggressiva. Lo ha riferito il tenente Agatino Roccazzello, comandante del Nucleo operativo Radiomobile di Colleferro, ai giudici della Corte d'Assise di Frosinone, nel processo per l'omicidio di Willy Monteiro Duarte, il giovane chef di Paliano ucciso a Colleferro la notte del 6 settembre 2020. La ricostruzione, durata oltre un'ora, si è basata sulla visione delle telecamere di videosorveglianza della zona, sulle dichiarazioni raccolte dagli investigatori e su uno screenshot inviato da un testimone presente sul luogo del delitto.

L'ufficiale dell'Arma ha chiarito che quando è arrivato sul posto il corpo del ragazzo era stato già portato via.
Pertanto ha deciso di avviare le indagini all'interno dell'ospedale, dove c'erano alcuni amici del ventunenne. «A far scattare la scintilla - ha affermato - è stato un apprezzamento a una ragazza avvenuto nella zona della movida. Successivamente, alle 3.23, chiamati da qualcuno, sono arrivati i fratelli Bianchi, i quali hanno parcheggiato l'Audi Q7 in via Buozzi. Sono scesi repentinamente dal Suv per avvicinarsi ai giovani che discutevano.

Dalle testimonianze raccolte ha fatto notare è emerso che all'inizio l'atteggiamento di Pincarelli e Belleggia è sembrato quasi remissivo. Con l'arrivo dei Bianchi, hanno preso coraggio. Willy è stato colpito subito con un calcio ed è caduto a terra. Ha tentato di rialzarsi ma è stato picchiato nuovamente. Belleggia e Pincarelli lo hanno fatto quando non poteva più reagire: il primo con dei pugni, il secondo con un calcio come quando si colpisce un pallone, ovvero dal basso verso l'alto. Tale circostanza è stata verificata ha precisato anche grazie a un'intercettazione telefonica dove, in dialetto, si sente una persona che dice al padre: gli ha dato una zampata».

Sulla presenza sul luogo dell'omicidio di tutti gli indagati, il tenente ha detto che «oltre alle sommarie informazioni raccolte nell'immediatezza dei fatti, e successivamente, ci sono i tabulati telefonici che confermano gli spostamenti. Ma anche i filmati registrati nella sala d'attesa della caserma dei carabinieri, dove due giovani ha concluso il tenente mimano i gesti degli indagati». Infine, ha detto di aver constatato personalmente che i Bianchi e Belleggia sono esperti di arti marziali. Nella prossima udienza sarà ascoltato il maestro di arti marziali Giovanni Bartoloni.

«Sento urla che vengono fuori dalla caserma. Urla che non sono le normali urla della movida». Sono le 3 del mattino del 6 settembre 2020. Una data che difficilmente a Colleferro e Paliano, ma anche ad Artena dimenticheranno: è la notte dell'omicidio di Willy Monteiro Duarte. Il luogotenente dei carabinieri Antonio Carella è nella caserma, proprio vicino ai locali della movida. C'è confusione quella notte e non riesce a dormire. Sono passate le 3 e sente urla che ne attirano l'attenzione e lo convincono a scendere.

È lo stesso luogotenente dell'Arma a raccontarlo davanti alla Corte d'assise di Frosinone chiamata a giudicare i quattro ragazzi di Artena imputati di omicidio volontario, i fratelli Marco e Gabriele Bianchi, Francesco Belleggia e Mario Pincarelli. Come alla prima udienza in aula c'è l'unico imputato ai domiciliari, Belleggia, i fratelli Bianchi sono in videoconferenza dal carcere, Pincarelli ha rinunciato a comparire.

Mamma Lucia è seduta in aula tra il sindaco di Paliano Domenico Alfieri e una collaboratrice dello studio Marzi.
Ai pm Francesco Brando e Giovanni Taglialatela, il comandante della stazione di Colleferro aggiunge: «sento una donna che grida "Michele, Michele". Sul marciapiede di via Bruno Buozzi vedo un ragazzo a terra, con 5/6 ragazzi vicino al povero Willy. Un ragazzo
mi riferisce che alla rissa avevano partecipato dei ragazzi di Artena. Dopo circa 10 minuti, mentre
aspettavano l'ambulanza, mi arriva un fotogramma sul cellulare con una targa». È il primo elemento che porta ad Artena: l'auto, un'Audi Q7 - riferisce il luogotenente- è intestata alla compagna dell'altro fratello dei Bianchi. 

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di: Raffaele Calcabrina