«Sento urla che vengono fuori dalla caserma. Urla che non sono le normali urla della movida». Sono le 3 del mattino del 6 settembre 2020. Una data che difficilmente a Colleferro e Paliano, ma anche ad Artena dimenticheranno: è la notte dell'omicidio di Willy Monteiro Duarte. Il luogotenente dei carabinieri Antonio Carella è nella caserma, proprio vicino ai locali della movida. C'è confusione quella notte e non riesce a dormire. Sono passate le 3 e sente urla che ne attirano l'attenzione e lo convincono a scendere.

È lo stesso luogotenente dell'Arma a raccontarlo davanti alla Corte d'assise di Frosinone chiamata a giudicare i quattro ragazzi di Artena imputati di omicidio volontario, i fratelli Marco e Gabriele Bianchi, Francesco Belleggia e Mario Pincarelli. Come alla prima udienza in aula c'è l'unico imputato ai domiciliari, Belleggia, i fratelli Bianchi sono in videoconferenza dal carcere, Pincarelli ha rinunciato a comparire.

Mamma Lucia è seduta in aula tra il sindaco di Paliano Domenico Alfieri e una collaboratrice dello studio Marzi.
Ai pm Francesco Brando e Giovanni Taglialatela, il comandante della stazione di Colleferro aggiunge: «sento una donna che grida "Michele, Michele". Sul marciapiede di via Bruno Buozzi vedo un ragazzo a terra, con 5/6 ragazzi vicino al povero Willy. Un ragazzo
mi riferisce che alla rissa avevano partecipato dei ragazzi di Artena. Dopo circa 10 minuti, mentre
aspettavano l'ambulanza, mi arriva un fotogramma sul cellulare con una targa». È il primo elemento che porta ad Artena: l'auto, un'Audi Q7 - riferisce il luogotenente- è intestata alla compagna dell'altro fratello dei Bianchi. 

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