Se guardiamo all'immediato futuro, è semplice notare come una delle professioni con profittevoli successi garantiti nel mondo del lavoro è proprio quella del Digital Project Manager. Il Digital PM, che in Italia è definibile come "Responsabile di Progetto digitale", è colui che, come deducibile dal nome, si occupa di un progetto seguendo le sue fasi di avvio, pianificazione, esecuzione, supervisione e completamento, affidandosi a metodologie e abilità tipiche del Project Management.

Il core business del Digital PM è fondamentalmente la gestione operativa di tutto quello che riguarda l'organizzazione dell'azienda. In quanto responsabile di ogni progetto, ha il compito di dirigere il proprio team, al fine di raggiungere l'obiettivo preposto dal singolo cliente. In tal senso, dunque, ha l'incombenza di amministrare e coordinare le varie figure professionali legate al progetto, adempiendo ai costi, ai tempi e alla qualità concordata.

Possiamo, quindi, definire questa come una figura professionale che funge da leva strategica per ogni azienda, affinché si possa arrivare a completare i propri obiettivi di business. Quando si prende in gestione un progetto, il focus è tutto sui numeri e sulla tipologia di comunicazione. Ciò vuol dire, di conseguenza, aumentare i flussi di lavoro e conseguentemente il fatturato, documentando il tutto attraverso dei report ben strutturati ed una documentazione chiara e precisa.
Per fare tutto ciò, è necessario possedere una trasversalità, una permeabilità delle competenze che permetta di poter spaziare in vari ambiti, potendo garantire la giusta coordinazione delle attività nel rispetto dei parametri preponderanti.

«Come Digital Project Manager, il mio ruolo è quello di interfacciarmi giornalmente con le varie realtà in gioco, a partire dal cliente, fino ad arrivare ad ogni singola figura della "squadra" che dirigo. Si può definire la mia figura professionale, insomma, come una sorta di "traduttore", che permette la giusta comunicazione tra richiedente ed esecutore». A parlare è Romeo Ausoni, Founder e Digital Project Manager di DigitalUp. Si stima che, tra circa 10 anni, la richiesta della figura professionale del Digital Project Manager aumenterà del 33%, portando ad un incremento notevole di posti di lavoro disponibili.

Si tratta, all'incirca, di 22 milioni di posizioni lavorative disponibili nel mondo. Bisogna ammettere che le opportunità lavorative in questo campo sono tante, svariate e soprattutto in continua crescita; parliamo di una posizione nuova nel mondo del lavoro italiano, ma consolidato già da molti anni all'estero.
Questo cambio di rotta nel bel paese si può individuare in due fattori: da un lato la trasformazione che sta avvenendo tanto nell'economia, quanto nella nostra società e cultura; dall'altro, invece, troviamo la crescente consapevolezza che per programmare e realizzare un progetto online servono delle figure specifiche qualificate, che possano dedicarsi esclusivamente all'organizzazione di esso.

«Ogni progetto preso in esecuzione - spiega Romeo Ausoni - deve seguire uno schema ben preciso. Si parte con l'avvio del progetto, pianificandone le varie fasi e gestendo e supervisionando il suo andamento; al contempo, ci si dedica al coordinamento della pluralità di risorse che si vogliono mettere in campo, sfruttando le capacità tecniche di ognuna di esse; il passo successivo è quello di controllare e fare da tramite tra committenza e team; infine si passa alla chiusura del progetto, che deve essere svolta nei tempi prestabiliti e con le risorse pattuite. L'ultimo step da fare, poi, riguarda il "maintenance", per cui si decide tra l'avvio o l'hand-over del post-project. Solo così si può davvero raggiungere un obiettivo, svolgendo un lavoro preciso, "pulito" e soprattutto funzionale».

Arrivati a questo punto, diventa lecito chiedersi cosa debba possedere una persona per essere un Digital Project Manager. Seppure non siano richieste specializzazioni o studi specifici, e spesso è l'esperienza stessa a renderti adatto a questo ruolo, esistono alcune competenze necessarie a prescindere da tutto: stiamo parlando di "hard skills" e "soft skills".
Per quanto riguarda le prime, ci si riferisce all'insieme di competenze tecniche e metodologiche, e dunque sapere utilizzare gli strumenti adatti al lavoro ed avere abilità e tecniche che possano garantire il compimento dei progetti presi in carico, ma non solo; bisognerà poter fornire anche dati e metriche per monitorare l'andamento ed i risultati raggiunti.

Con soft skills, invece, vengono indicate tutte quelle capacità relazionali che comprendono qualità quali ottima comunicazione e capacità di controllo dei processi e di problem solving, spiccate competenze in team working prima ancora che in leadership.