La Corte dei Conti ha avviato un procedimento nei confronti dei sindaco di Monte San Giovanni Campano, Angelo Veronesi, di Paolo Nozori, di Claudio Paolucci, di Anna Abballe e di Sandrina Cinelli, sulla vicenda che ha portato sotto processo il primo cittadino insieme ad altre quattro persone accusate di peculato e voto di scambio sulla questione dei contributi ai poveri. Il sindaco, Paolucci, Nozori nonché Cinelli e Abballe sono stati chiamati dalla procura regionale della Corte dei conti a restituire la somma, secondo le accuse, impropriamente distribuita tra i meno abbienti.

La procura contabile contesta un danno erariale di 44.500 euro, per il concorso "nel pagamento di somme, a titolo di persone disagiate nell'anno 2016. Gli omessi adempimenti e, quindi, l'omessa giustificazione di come furono spesi i contributi pubblici, avrebbe causato un danno erariale pari all'intero importo degli ausili finanziari erogati, come confermato da una consulenza di parte richiesta dalla procura regionale all'ufficio dei servizi sociali del Comune di Frosinone".

Dalla consulenza è emerso che per nessuna erogazione è presente la relazione dell'assistente sociale e che alcuni beneficiari, nello stesso anno, hanno avuto più contributi quando il regolamento ne prevede uno per anno e che la certificazione Isee non è sempre presente. Scomputando dal danno contestabile l'ex assessore Cimaomo, venuto a mancare mesi fa, l'importo è di 38.550 euro da ripartirsi così: 19.275 euro al sindaco Veronesi, oltre 22.000 euro a Nozori, 600 euro a Paolucci.

Gli importi contestati ad Abballe e a Cinelli sono a titolo di responsabilità sussidiaria e vanno addebitati per il 10% sul totale, 4.450 euro a testa. A questi si aggiungono, per le doppie erogazioni, altri 3.500 euro richiesti alsindaco (1.100),a Nozori(1.750), Cinelli (350) e Abballe (350). Lo scorso marzo è stata ascoltata dalla Digos, l'assistente sociale Anna Abballe, la quale ha sostenuto che l'unica disposizione impartita dal sindaco all'ufficio, fu di indirizzare da lui le persone istanti il sussidio; ha sostenuto che Veronesi ordinava alla Cinelli di predisporre gli atti di liquidazione dei contributi su liste di beneficiari dal medesimo compilate.
«Abbiamo riscontrato l'invito a dedurre notificato al mio assistito (il sindaco Veronesi, ndr) spiega l'avvocato Marco Maietta dalla procura regionale presso la Corte dei conti, offrendo al magistrato inquirente, tutti gli elementi che riteniamo utili a chiarire che nell'anno di contestazione la gestione dei contributi fu pienamente aderente ai criteri di legge e ai princìpi di imparzialità, trasparenza e buon andamento della pubblica amministrazione.

Abbiamo, altresì, depositato cospicua documentazione che consente di dimostrare che l'elargizione dei contributi nell'anno 2016 non superò le somme complessivamente erogate nel corso degli anni precedenti anche sotto altre amministrazioni.
Attendiamo serenamente, quindi le valutazioni della procura generale».