Inquinamento e fertilità nella Valle del Sacco, Legambiente: preoccupazione fondata, ma no ad allarmismi strumentali. I presidenti dei circoli di Frosinone e Anagni, Stefano Ceccarelli e Rita Ambrosino commentano i dati pubblicati su Environmental Pollution relativi all'analisi di composti organici volatili nei fluidi biologici di soggetti giovani residenti in aree pesantemente inquinate fra cui la Valle del Sacco e la Terra dei Fuochi.

Dati che, ad opinione dei due esponenti di Legambiente, «destano autentica preoccupazione e confermano la necessità di procedere con rapidità e decisione con le bonifiche, come abbiamo recentemente denunciato con la campagna "Liberi dai veleni" presentando il dossier su Terra dei Fuochi e Valle del Sacco a Ceccano, lo scorso 4 giugno, come primo elemento del tour tra i territori maggiormente inquinati d'Italia».

In quanto associazione ambientalista, evidenziano Ceccarelli e Ambrosino «riteniamo che la possibilità che la contaminazione prolungata e persistente del bacino del fiume Sacco possa, fra i vari effetti nocivi sulla salute, pregiudicare finanche la fertilità dei giovani maschi residenti nell'area, sia inquietante e tale da richiedere senza indugio ulteriori approfondimenti epidemiologici. Tuttavia, la preoccupazione non deve sfociare in un allarmismo scientificamente infondato, strumentale ad altri obiettivi. Tale è, purtroppo, il tono con cui l'associazione Medici per l'Ambiente ha commentato lo studio.

La correlazione fra i risultati della ricerca e l'impatto ambientale che deriverebbe dagli impianti di trattamento della frazione organica dei rifiuti in corso di autorizzazione sul nostro territorio è, infatti, del tutto arbitraria e priva di fondamento. Bisogna anzitutto ricordare le forti limitazioni dello studio evidenziate dagli stessi autori nell'articolo, in particolare la ridotta numerosità campionaria del gruppo (solo 14 individui) e l'assenza di un gruppo di controllo derivante da aree di riconosciuto basso livello di esposizione all'inquinamento.

Quest'ultima limitazione è particolarmente rilevante se si richiama la vasta letteratura scientifica che evidenzia una riduzione generalizzata della fertilità maschile nei paesi industrializzati e non solo, come conseguenza dell'esposizione prolungata a una miriade di sostanze note come interferenti endocrini, presenti a basse concentrazioni praticamente ovunque. Ma soprattutto, se si legge l'articolo senza limitarsi all'abstract e si va ad esaminare quali composti organici volatili sono presenti a livelli più elevati nello sperma del gruppo Valle del Sacco rispetto al gruppo Terra dei Fuochi, si riscontra che, nello specifico, le sostanze maggiormente imputate di indurre infertilità sono: l'auramina (sostanza utilizzata nelle concerie e nelle vernici) nota per la capacità di accumularsi nelle acque e nelle zone adiacenti i fiumi; il 2-metilbutano utilizzato a livello industriale per la produzione di polistirene e prodotto dalla raffinazione della benzina, presente anche in coloranti e inchiostri di stampante; il pirrolo e la 3-amminopirrolidina presenti in molti pesticidi e insetticidi; l'acido acetico, utilizzato in molteplici applicazioni industriali e civili.

Ebbene, nessuno di questi composti organici volatili, con l'eccezione dell'acido acetico (peraltro massicciamente abbattuto dagli scrubber a doppio stadio acido/basico), può ragionevolmente essere emesso in quantità rilevabili durante il funzionamento degli impianti per il trattamento della frazione organica dei rifiuti. Essi originano invece chiaramente da prodotti di sintesi e derivano quindi da un inquinamento di tipo chimico, notoriamente e, purtroppo, ampiamente e storicamente diffuso nel bacino del fiume Sacco.

Il loro abbattimento, dunque, richiede ben altre azioni che non la rinuncia a una moderna dotazione di impianti di trattamento e riciclo dei rifiuti commisurata ai fabbisogni del territorio. Ci riferiamo alle azioni di risanamento per le quali Legambiente si batte da tempo, nella sostanziale indifferenza dei decisori politici locali».

E ancora: «Rileviamo inoltre che l'associazione Medici per l'Ambiente omette sistematicamente di confrontare i livelli di emissioni in atmosfera, opportunamente filtrate secondo le migliori pratiche industriali, dovute al funzionamento di questi impianti, con quelli risultanti dallo scenario nel quale i rifiuti organici continuano ad essere smaltiti in discarica o negli inceneritori».

Da qui un appello «ai decisori politici, ai media e all'opinione pubblica affinché pretendano argomentazioni solide da chi, trincerandosi dietro la propria qualifica professionale, parla con spregiudicata disinvoltura di un tema drammatico come gli impatti dell'inquinamento sulla salute umana, perché l'approssimazione nelle valutazioni e l'allarmismo strumentale non rendono un buon servizio alla ricerca delle soluzioni».