«Mi dicevano di stare tranquillo, sei una persona informata sui fatti. Mi hanno ascoltato decine di volte, non so più quante perquisizioni. Invece poi mi misero le manette. Avevo paura, ce l'ho anche oggi e ne avrò per sempre».

Carmine Belli arriva prima dell'apertura dell'aula di udienza alla Folcara. Gli occhi chiari fissi a pensare a quante volte già sia stato ascoltato prima come persona informata sui fatti, per aver detto per primo di aver visto Serena. Poi come principale indiziato e poi imputato del delitto di Serena Mollicone.

Assolto in tutti i gradi di giudizio, la sua vita è innegabilmente legata a uno dei casi più complessi da raccontare, finito in aula dopo venti anni dai fatti. Prima del processo dice: «Il momento più brutto? Quando mi hanno messo le manette. Anche la mia famiglia ha sofferto molto. Oggi il mio pensiero va a Guglielmo e a
Serena».

Spegne la sigaretta, entra in aula. E rivive nuovamente
otto ore di domande senza sosta. Ripercorre i giorni precedenti, racconta del sabato 2 giugno, di quella mattina in cui lascia la bambina dalla sorella per andare
al mercato per acquistare un vestito per la comunione della nipote. Di aver saputo proprio dalla nipote, attraverso un volantino, che la figlia del maestro Guglielmo era scomparsa.
...Continua...

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