Operazione "Titanium", tutti rinviati a giudizio. Il maxi processo a carico di una trentina di persone, residenti tra Pontecorvo, il Cassinate, Modena, la provincia di Frosinone e il Nord Italia inizierà ad ottobre. Il prossimo 16 ottobre tutti in aula.

Nella maxi inchiesta che porta la firma di carabinieri e finanza su tonnellate di prodotti alimentari scaduti o contraffatti e prodotti chimici per "sbiancare" e sistemare le derrate che non erano più commerciabili c'erano finite 30 persone.

Alcune persino destinatari di una misura cautelare ai domiciliari, come i due pontecorvesi ritenuti persino «l'uno promotore, l'altro partecipe con il ruolo di provvedere alla custodia della merce, alla sua preparazione per il successivo smercio, alla costituzione e gestione delle società impegnate nelle attività di riciclaggio dei proventi illeciti di fonte associativa» sempre secondo le ipotesi accusatorie.

Un castello accusatorio complesso, con ipotesi che vanno dalla contraffazione alla sofisticazione e commercializzazione dei prodotti adulterati. Tranne per alcune posizioni, alla maggior parte di costoro è contestato il vincolo associativo.

L'inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Emanuele De Franco, era arrivata anche nelle province di Milano e Lecco: i prodotti alimentari scaduti venivano "verniciati" con una sostanza, il biossido di titanio (da cui il nome dell'operazione "Titanium") il cui uso è consentito solo in piccolissime quantità poiché ritenuto altamente tossico.

Ieri la decisione del gup Sodani con il rinvio a giudizio per tutti i coinvolti. Le difese tra le quali ricordiamo Sera, Pollino, Rea, Giannichedda e Costantino sono pronte.