Il quadro di una nave che naviga nel mare agitato. Il quadro fa bella mostra nello studio di Fabrizio Pignalberi ed è l'emblema della situazione creatasi dopo la trasmissione tv Le Iene. Il presidente di Più Italia, tuttavia, si dice sicuro di dimostrare la sua verità.
Mostra pile di documenti, messaggi ricevuti sul telefonino, pec, liberatorie, copie di assegni, bonifici, fatture. E insiste: «sono originali». Lo fa all'indomani della prima causa, nella quale era imputato, dopo il programma di Italia 1 e delle dichiarazioni rese davanti al giudice monocratico delsuo grande accusatore. Lo fa alla vigilia dell'udienza di oggi contro il programma tv davanti al giudice civile. Un procedimento d'urgenza avviato sostiene Pignalberi per «dare le mie risposte».

Nel suo studio ha deciso di raccontare e di difendersi dalla mole di accuse (soprattutto per truffa) piovutegli addosso: dal saldo e stralcio a quella sulle aste immobiliari, da quella sugli affidi dei bimbi alle polizze assicurative a quella di essersi spacciato come dicono i denuncianti per avvocato agli insulti a una donna in auto («mi scuso con tutte le donne, ma hanno minacciato mia figlia», dice). Il suo nome è ormai sulla bocca di tutti: «Mediaticamente sono finito», dice. E anche in procura a Frosinone dopo la grande ribalta mediatica si sta muovendo qualcosa per far luce sulla serie di denunce e controdenunce di cui si è parlato in tv. 

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