Negli ultimi mesi abbiamo sempre più sentito parlare di "Long Covid". Con questo termine si indica l'insieme di sintomi che si manifesta a distanza di settimane o mesi dalla negativizzazione dei pazienti che hanno contratto il virus Sars Cov-2. Sintomi che sono dovuti alla depressione immunitaria che segue solitamente le infezioni, specie quelli virali. I più comuni sono, in questo caso, mancanza di respiro, tosse cronica, senso di bruciore toracico, insonnia, agitazione, palpitazioni, difficoltà a concentrarsi, irritabilità, perdita di gusto e olfatto, mal di testa, stanchezza, nausea, diarrea, rush cutanei. Ma nella stragrande maggioranza dei pazienti gli organi più compromessi – come è ormai noto - restano i polmoni.

I pazienti che hanno avuto una polmonite da Covid possono, ad esempio, manifestare a distanza di qualche tempo l'insorgenza di fibrosi polmonare, ovvero cicatrici fibrotiche nel polmone che lo irrigidiscono e ne limitano ulteriormente la funzionalità. Per questo è fondamentale un monitoraggio nella fase successiva alla negativizzazione. Un discorso che vale sia per i pazienti che hanno contratto il virus i n forma grave, sia per i paucisintomatici.
In provincia, il Gruppo Ini, che con la Città Bianca di Veroli si è dimostrato un pilastro nella lotta al Covid al fianco della sanità pubblica, ha attivato un percorso pneumologico per garantire ai pazienti una completa guarigione ed un pieno recupero delle funzionalità e della qualità della vita pre-Covid.

Nell'ambulatorio di pneuomologia della struttura i pazienti vengono seguiti, in regime privato o convenzionato, nei mesi successivi alla negativizzazione. Le visite di Follow-up post Covid vengono così strutturate: si parte dalla raccolta anamnestica (visione degli esami eseguiti durante l'infezione) per arrivare alla valutazione obiettiva con particolare attenzione al torace; si passa poi agli esami, come la spirometria per valutare i flussi bronchiali. Una volta avuta una diagnosi dettagliata, gli specialisti prescrivo un'adeguata terapia per la risoluzione della patologia. Una terapia che è sia farmacologica che riabilitativa, con il supporto dell'ambulatorio di fisioterapia del Gruppo.
Il responsabile dell'ambulatorio di pneumologia, il dottor Luca Scarsella, spiega quali sono gli aspetti da non tralasciare in fase di recupero e come si interviene.

Dottore, quali le indicazioni per affrontare in maniera corretta i mesi successivi all'infezione?
«Le prime evidenze cliniche indicano che nei mesi successivi all'infezione da SARS-CoV-2, i polmoni possono presentare alterazioni fibrotiche. In altre parole, il passaggio del virus può lasciare cicatrici importanti a livello polmonare, cicatrici che possono evolvere provocando un'insufficienza respiratoria cronica. Per questo ci siamo attivati operativamente per organizzare controlli clinici (funzionali e radiologici) rivolti ai pazienti che hanno avuto il virus e, in particolare, a quanti, a causa di questa malattia sono stati assistiti con supporti ventilatori. I postumi sono diversi da paziente a paziente e correlati alla gravità con la quale la malattia si è manifestata. Per questo i nostri follow-up sono studiati a misura di paziente».

In quanto tempo si guarisce completamente? E, soprattutto, la completa guarigione è possibile in tutti i pazienti?
«Anche in questo caso il discorso non può essere generalista. Ogni paziente ha una risposta fisica diversa. In linea generale, possiamo dire che siano necessari dai sei agli otto mesi per una guarigione completa. Ma dipende anche dalla situazione generale di salute del paziente prima dell'infezione da Covid. E da come è stato colpito dal virus. Ad esempio, chi ha contratto una forma grave di Covid-19 ha un rischio maggiore di sviluppare fibrosi polmonare. Disturbi che potrebbero diventare cronici, compromettendo la completa guarigione».

Lei, come tanti suoi colleghi, in questo anno difficile è stato in prima linea nella lotta al Covid. Ad oggi, i vaccini sembrano essere l'unica soluzione per annientare il virus. Qual'è la sua posizione a riguardo?
«Escludendo qualche vaccino che purtroppo sta dando problemi e che da medico abolirei dalla campagna vaccinale, gli altri sono sicuri ed efficaci. Per questo, il mio invito è a vaccinarsi per uscire il prima possibile dall'emergenza sanitaria. Solo raggiungendo l'immunità di gregge il virus non sarà più una minaccia. Gli studi hanno ormai accertato che i pazienti vaccinati che entrano in contatto con il virus non sviluppano sintomi gravi. E' questo che deve farci riflettere su come agire. Con i vaccini, il virus potrebbe diventare simile ad una banale influenza stagionale. Senza vaccini il rischio è di tornare ai picchi di qualche mese fa. Con gli ospedali al collasso, un numero di vittime spaventoso e tutto quello scenario drammatico che ci ha accompagnato nell'ultimo anno.

I vaccini sono l'unica arma che abbiamo. Ma mi preme sottolineare anche che questa pandemia ci ha messo davanti ad un'altra realtà dandoci una triste "lezione" che non dovremmo dimenticare: a livello polmonare si fa ancora troppa poca prevenzione. La prevenzione, invece, anche per le malattie respiratorie può salvare la vita!».