Nel rapporto 2020, presentato il mese scorso nella curia vescovile del capoluogo, che monitora e raccoglie periodicamente le informazioni sui servizi diocesani di aiuto e di accompagnamento, è emerso anche l'aumento delle richieste di aiuto, durante il periodo del lockdown, nella mensa diocesana.

Il rapporto, che intende rappresentare lo spaccato di vita, le condizioni di sofferenza e le povertà rilevate nel territorio diocesano nel corso dello scorso anno, evidenzia che la pandemia ha inciso sulla totalità delle persone che si sono rivolte ai servizi diocesani.

E in molti casi ha attivato le condizioni economiche e lavorative per il passaggio da una condizione di medio rischio di emarginazione sociale a una condizione di povertà relativa o assoluta. Da uno sguardo di insieme risulta evidente la condizione generale di disagio.

Nel 2020 la mensa per i poveri ha fronteggiato una richiesta di aiuto cinque volte superiore a quella ordinaria, con picchi di frequenza durante i mesi di lockdown. Sono state 652 le persone che si sono recate alla mensa durante il corso dell'anno. Di queste 138 minori. Nel periodo 2014-2019 erano stato circa 360.
Un altro dato significativo: se a gennaio dello scorso anno i pasti giornalieri erano 60 a giugno hanno raggiunto il picco di 310. E molte le famiglie italiane che hanno bussato alla porta della mensa diocesana.