Il 15 dicembre del 2014 le porte dei locali sotto l'ex ospedale di Frosinone, in viale Mazzini, sono stati aperti alla solidarietà, al bisogno. Al bisogno di chi ha bocche da sfamare, di chi non ha un tetto dove trovare riparo, di chi non ha un lavoro, di chi ha semplicemente bisogno di essere ascoltato. Nemmeno il lockdown è riuscito a fermare la catena di solidarietà e a chiudere la mensa diocesana.

Perché soprattutto in quei mesi il bisogno di aiuto è cresciuto ancor di più. A bussare alla porta anche altri poveri. Quelli che mai avrebbero immaginato di dover chiudere aiuto. E la mensa diocesana c'è stata sempre.
Certo, i volontari della comunità di sant'Egidio e gli ospiti si sono dovuti adattare alle normative e disposizioni governative, ma nessuno è stato lasciato solo.

Non è stato possibile per tanto tempo mangiare all'interno, seduti a tavola, ma per tutti il pasto c'è sempre stato. I volontari della comunità di sant'Egidio, della Caritas e di Diaconia si sono rimboccati le maniche e hanno continuato la loro missione. E da una settimana si è tornati a mangiare a tavola, all'interno.

«Come dice il Vangelo avevo fame e mi avete dato da mangiare. Bussate e vi sarà aperto. Ecco, la mensa diocesana è stata una porta aperta sulla città che ha aperto anche il cuore di tanti volontari che si sono riversati nella struttura creando una rete di solidarietà, di incontri, di relazioni - sottolinea la referente della mensa diocesana, Paola Mignardi - Un luogo che ha unito chi ha bisogno di aiuto, ma anche chi poteva dare qualcosa. La mensa, sempre con le dovute precauzioni e rispettando le disposizioni, ha dato cibo, ma abbiamo notato che c'era, inoltre, una fame di solitudine».

I volontari hanno dato quindi non solo cibo, ma hanno cercato di non far sentire sole le persone che hanno bussato alla porta. E da una settimana si è tornati a mangiare all'interno dei locali. «La mensa è stata riaperta una settimana fa, in presenza. Gli ospiti possono sedersi a tavola, ovviamente distanziati. Non mancano l'aiuto e la preziosa collaborazione da parte della Caritas e di Diaconia, che ci sostengono nel pasto serale, e di tante associazioni, centri commerciali, imprenditori del territorio. A tutti va il nostro grazie».

I volontari sono persone che terminano il lavoro e corrono ad aiutare, ma anche pensionati, studenti, ragazzi che non trovano lavoro e dedicano il loro tempo a questo servizio. Intanto continua anche il servizio esterno.

«Si continua a portare pasti alle famiglie che si trovano in difficoltà - conclude Mignardi - e che non possono raggiungerci per diversi motivi, o perché anziani o perché malati». I volontari, dunque, continuano senza sosta la loro missione, uniti dallo stesso linguaggio, quello dell'amore.