Il blocco delle discariche. E la necessità di continuare a conferire i rifiuti a Civitavecchia e Viterbo anche dopo il 30 giugno. Il presidente della Saf Lucio Migliorelli fa il punto sull'emergenza rifiuti a Frosinone e nel resto del Lazio.
Dal 1° luglio dove verranno scaricati i rifiuti della provincia di Frosinone? Questa emergenza nel Lazio poteva essere evitata?
«Che il sistema dei rifiuti nel Lazio sia fragile e polverizzato tra centinaia di operatori è noto. Negli ultimi anni a Roma, alla pregressa carente situazione impiantistica, altri impianti sono stati chiusi senza che ne venissero realizzati di nuovi. Il blocco delle discariche avvenuto ad aprile ha fatto il resto. Una specie di tempesta perfetta che sta facendo precipitare il Lazio, ma soprattutto Roma in una crisi che senza opportune decisioni a me appare inevitabile. Penso che tutto questo si poteva evitare se fossero stati, nel frattempo, progettati, autorizzati e realizzati nuovi impianti. Anche la nostra provincia sta fronteggiando questa situazione seguendo quanto indicato dalle ordinanze regionali. In questo periodo la Saf, come è noto, sta utilizzando le uniche discariche attive nel Lazio a Viterbo e Civitavecchia. Allo stato non vedo soluzioni diverse per il dopo 30 giugno, cosa che abbiamo già comunicato alla Regione».

Per lo smaltimento dell'immondizia di Roma che tipo di soluzioni prevede? Si parla di riaprire siti come Colleferro e Roccasecca.
«Ci sono delle ipotesi che le autorità preposte stanno vagliando. Lascio a loro il compito di fare le giuste valutazioni. Mi auguro solo che si faccia in fretta. Far ripartire il paese dopo la pandemia con i rifiuti per strada nella nostra capitale è una cosa che non possiamo permetterci».

La realizzazione della fabbrica dei materiali a Colfelice e la costruzione in provincia di Frosinone di un impianto per fare il biometano e l'ammendante per l'agricoltura. Si va avanti lungo questa strada? In cosa consisterà il progetto?
«In primis il mio obiettivo è quello di gestire la Saf con un sistema economico circolare. Ma per farlo, devo chiudere il ciclo dei rifiuti. Garantire, dunque, anche la sua ecosostenibilità. La Fabbrica dei Materiali a Colfelice è stata concepita per recuperare, a regime, percentuali elevate di materia, dalle plastiche alla carta ai metalli con risultati vantaggiosi su più fronti: economico, produttivo e di ecosostenibilità ambientale. L'obiettivo è la riduzione progressiva e significativa, del quantitativo dei conferimenti in discarica e presso il termovalorizzatore. Nel frattempo, la nostra frazione organica - il cosiddetto umido - viene inviato in impianti terzi fuori regione, con costi gravosi per la Saf, i comuni e i cittadini. Bisogna essere lungimiranti e intendere l'investimento come grande opportunità per l'agricoltura e l'ambiente».

Come risponde ai dubbi e alle critiche?
«Con la partecipazione attiva a tutte le fasi del procedimento. La Saf è una società pubblica e come tale è garante di un investimento finanziario di fondamentale importanza. Siamo partiti con un bando pubblico individuando soluzioni bilanciate sulla provincia e partner industriali di primordine. Il nostro impianto vogliamo realizzarlo ad Anagni con un progetto partito nel 2017. Se i dubbi nascono dal timore dell'impatto ambientale posso dire che un impianto di biodigestione con alti livelli di sicurezza e performance ambientale non deve fare paura. Come riportato dal rapporto di Legambiente, la produzione di biogas rientra nelle fonti energetiche più importanti per l'Italia per il raggiungimento degli obiettivi UE 2020, ossia il 20% di energia da fonti rinnovabili sul consumo energetico lordo e 10% sul consumo finale nei trasporti».

Transizione ecologica ed economia circolare. Come si applicheranno questi concetti al ciclo dei rifiuti?
«Con le attività che ho descritto. La Saf dovrà essere uno dei veicoli per la implementazione della transizione ecologica. In Regione Lazio sono stati depositati una dozzina di progetti per realizzare in provincia di Frosinone degli impianti di biodigestione: un po' troppi? Non sono io ad analizzare e giudicare le richieste. Quello che posso dire è che la Saf - quale società pubblica - è garante dell'intero procedimento. Questo, è sinonimo di trasparenza, competenza e capacità gestionale».

A breve i soci dovranno approvare il bilancio di esercizio 2020, che dicono i numeri?
«Saranno, probabilmente, meno brillanti degli anni precedenti. Scontiamo l'anno di pandemia, il calo della produzione dei rifiuti, qualche evento straordinario verificatosi nel corso dell'anno e la volontà di tenere più bassa possibile la tariffa per la gestione del rifiuto organico. Ma nel complesso la Saf ha una solidità aziendale consolidata ed importante».