Violenza sessuale durante gli europei, la sentenza di primo grado arriva a quasi nove anni dai fatti contestati. Tre anni e sei mesi di reclusione, quelli stabiliti dal Tribunale di Cassino, a fronte dei cinque richiesti dal pm Bulgarini Nomi, per un trentenne di Aquino accusato di violenza sessuale. Giovedì pomeriggio una lunghissima discussione, poi la decisione del giudice Gioia nella tarda serata.

I fatti contestati
I fatti contestati risalgono al 2012, più precisamente alla fine del mese di giugno di ben nove anni fa. Secondo l'accusa, proprio durante la partita Italia-Inghilterra del 2012, una ragazza del Cassinate (poco più giovane di lui) sarebbe stata intercettata e seguita sulla Casilina mentre faceva ritorno a casa. Un'aggressione che secondo quanto venne riferito dalla ragazza agli inquirenti sarebbe sfociata in una violenza vera e propria. A rintracciare il giovane aquinate, dopo circa una settimana, gli uomini del Commissariato di Cassino: dopo un'attenta analisi della versione fornita dalla ragazza, incrociando i dati estrapolati dalle immagini di sicurezza che avrebbero immortalato il passaggio dell'auto del presunto molestatore, erano riusciti a risalire celermente allo stesso giovane, riconosciuto dalla presunta vittima. La giovane riferì che l'auto del trentenne l'avrebbe seguita sulla Casilina, affiancandola quasi sotto casa.

Un approccio prima verbale, come descritto dalla polizia nella conferenza stampa indetta nei primi giorni di luglio del 2012. Quindi l'avrebbe costretta a salire sulla sua auto e, per "convincerla", le avrebbe sferrato due pugni al ventre. Si sarebbe allontanato, raggiungendo una zona appartata dove si sarebbe consumata la ipotizzata violenza. Non un rapporto sessuale vero e proprio, ma un «così descritto abuso tale da far scattare le contestazioni per violenza sessuale» disse la polizia. Per poi riaccompagnarla a casa. I dettagli sull'aspetto fisico, alcuni particolari del volto del giovane, altri elementi sull'auto incrociati con altri dati tecnici avrebbero portato al trentenne, arrestato e poi rimesso in libertà.

Il processo
Forti le contestazioni, altrettanto il diniego del trentenne che si sarebbe subito dichiarato estraneo a quelle accuse terribili: nessuna violenza, nessun pugno. Un'intimità consenziente, neppure consumata.
E a riprova della sua tesi, la difesa avrebbe portato in aula l'assenza di certificati medici tali da indicare né percosse né violenza, nonché una serie di contraddizioni. Il processo in primo grado, durato per ben nove anni, è stato difficile. Non privo di colpi di scena: dopo l'ultimo testimone, ad esempio, attesa la discussione delle parti e la data per eventuali repliche prima della sentenza è arrivata a sorpresa dopo l'escussione del consulente della difesa, che avrebbe spiegato il perché dell'assenza di ecchimosi compatibili con una violenza la richiesta di far testimoniare un altro medico del Pronto soccorso di Cassino che aveva visitato la ragazza. Ma che non era stato inserito tra i testimoni. Quindi ancora rinvii fino a giovedì sera. La difesa del ragazzo ha già annunciato appello.