«Un minuto e trenta secondi per ucciderlo. Tra l'inizio del pestaggio e il momento della fuga». Un particolare davvero agghiacciante, quello che rivela l'avvocato Domenico Marzi poco prima dell'inizio del processo nei confronti dei fratelli Marco e Gabriele Bianchi, di Mario Pincarelli e di Francesco Belleggia. Lo fa all'interno dell'aula che sorge al primo piano del Palazzo del Giustizia, proprio a ridosso della gabbia dove avrebbero dovuto prendere posto gli imputati. Che, invece, tranne uno, sono collegati in videoconferenza dal carcere dove si trovano rinchiusi.

Il legale che assiste la famiglia di Willy, insieme al collega Vincenzo Galassi, ci tiene ad evidenziare ai cronisti che il processo, oltre all'efferato delitto, metterà di fronte due mondi: «Quello dei giovani sani, che lavorano rispettando regole e leggi e quello fatto di violenza, sopraffazione e popolato da chi vive fuori dalla legge, in grado di compiere delitti tremendi».

Relativamente ad alcune lettere di richiesta di perdono, d'intesa con Galassi, afferma: «Questo non è il momento del perdono. Tali missive non le vogliamo neanche commentare. Ma alla fine ci giovano, perché sono una rappresentazione evidente della superficialità nella condotta da parte degli imputati. Quello che ci aspettiamo dal processo – aggiungono i due legali è l'affermazione della verità: una sentenza rapida, che corrisponda a fatti conclamati relativamente alla responsabilità di un episodio esecrabile. Perché è del tutto evidente – evidenziano che nel corso delle varie udienze si tenterà di mettere in atto una sorta di guerra tra coloro che sono sotto processo, per attribuire colpe agli altri».

Un passaggio lo riservano alla famiglia di Willy: «Sono persone che hanno una grande sensibilità e una grande rigore intellettuale. Ci auguriamo che la loro emotività non trasudi in queste circostanze. Noi siamo veramente colpiti da queste gente. E crediamo che tale atteggiamento sia ascrivibile al loro sentimento di enorme religiosità». Infine, relativamente alla pena che andrebbe inflitta a chi si è macchiato di tale reato, i legali della difesa, rispondo senza esitazione: "l'ergastolo". Poi è la volta delle difese.

A rilasciare dichiarazioni l'avvocato Loredana Mazzenga, che assiste Mario Pincarelli: «Affrontiamo il processo con il massimo rispetto sia per la vittima, sia per la famiglia, ma lottando per riconoscere i ruoli di responsabilità diverse per i quattro ragazzi imputati», battendo, quindi, sul tasto che il suo assistito ha ricoperto soltanto un ruolo marginale all'interno della tragedia. Ed infine, uscendo dall'aula, l'avvocato Vito Perugini, che difende Francesco Belleggia (l'unico imputato presente fisicamente nell'aula della Corte d'Assise di Frosinone), rimarca: «così come emerso dalle indagini preliminari non ha partecipato all'aggressione. Abbiamo sempre risposto ai due interrogatori di garanzia che ci sono stati e riteniamo che le nostre versioni siano state complete, esaurienti e riscontrate soprattutto dalle verifiche ci sono state nel corso delle indagini preliminari. Vero è che nessuno dei testi non sospetti indica a gli aggressori il mio assistito».
Quello che è appena iniziato è, dunque, un processo in cui giudici dovranno valutare se veramente esistono diversi gradi di responsabilità. Oppure se tutti hanno partecipato a spezzare la vita e i sogni di un ragazzo di appena ventuno anni. 

Un'azione fulminea ha troncato la vita a Willy. Undici udienze in sei mesi per sentire tutti i testi. Davanti alla Corte d'assise di Frosinone, presidente Francesco Mancini a latere Chiara Doglietto, si è aperto ieri il processo per omicidio volontario con l'aggravante dei motivi futili e abbietti a carico dei fratelli Gabriele, 26 anni, e Marco Bianchi, 24, Francesco Belleggia, 23, e Mario Pincarelli, 23, tutti di Artena. Dei quattro imputati l'unico presente in aula e unico agli arresti domiciliari Belleggia. A fianco del suo avvocato ha preso parte all'udienza in giacca e cravatta. Gli altri tre, i fratelli Bianchi e Pincarelli, tuttora detenuti, erano in video collegamento dalle carceri di Rebibbia e Viterbo. Per Pincarelli e Gabriele Bianchi un fuori programma: di buon mattino, scortati dalla polizia penitenziaria sono arrivati nel tribunale di Frosinone, tuttavia a causa delle norme anti-Covid che prevedono la partecipazione a distanza dei detenuti sono rientrati a Rebibbia da dove hanno seguito la prima udienza.

Presenti in aula, con grande compostezza, la madre, il padre e la sorella di Willy, costituiti parte civile con gli avvocati Domenico Marzi e Vincenzo Galassi. Insieme a loro le altre parti civili (rappresentate dagli avvocati Maurizio Frasacco, Vincenzo Pastorino e Massimo Ferrandino) per i Comuni di Paliano, Colleferro e Artena con i sindaci Domenico Alfieri e Sanna in prima fila. Il primo atto del processo, celebratosi a porte chiuse per volere della Corte per questioni di igiene legate alla emergenza Covid, salvo la partecipazione delle telecamere Rai e Sky e della carta stampata, è stata proprio la costituzione delle parti civili. Se per i familiari di Willy c'è stato il consenso di tutti, per gli enti locali c'è stata l'opposizione delle difese, rappresentate dagli avvocati Vito Perugini, Mario e Massimiliano Pica e Loredana Mazzenga. Opposizione superata dalla Corte, composta anche da 5 uomini e 4 donne, riserve comprese, come giudici popolari che le ha ammesse tutte. Altra questione riproposta dalla difesa la fruibilità del rito abbreviato. Una strategia processuale nel caso dovesse cadere l'omicidio volontario. Tanto che è stata sollevata poi una questione di legittimità costituzionale.

I pm Francesco Brando e Giovanni Taglialatela della procura di Velletri e le parti civili hanno chiesto il rigetto delle istanze. La Corte ha considerato inammissibile l'istanza in quanto la norma non prevede l'abbreviato per reati punibili con l'ergastolo e manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale.
Ed è stato questo un assaggio dello scontro che animerà il processo quando entrerà nel vivo. A quel punto le richieste delle prove. La procura ha chiesto di sentire 40 testi e consulenti e una perizia sulle trascrizioni delle intercettazioni ambientali nonché come tutte le altre parti una riserva di produzione documentale. Gli avvocati di parte civile e delle difese hanno chiesto di sentire i propri testimoni (36 le difese dei Bianchi, 37 quella di Pincarelli e 15 quella di Belleggia, molti peraltro in comune con l'accusa) nonché una perizia sulle trascrizioni. Poi la difesa Pincarelli ha chiesto di poter produrre una querela presentata dal ragazzo per le minacce ricevute sui social dopo i fatti, l'accertamento sulla visibilità dei luoghi. Sollecitata l'acquisizione di tre lettere inviate da Pincarelli alla famiglia Monteiro.

Tuttavia, per l'avvocato Marzi, contrario alla produzione, «le lettere non hanno alcun significato se non un'autodifesa». Contro la presentazione alla Corte della querela pure i pubblici ministeri. Alla fine la Corte ha ammesso tutte le richieste compresa quella delle difese di sentire i testi interessati dalle intercettazioni dopo la perizia. Esclusa solo la querela di Pincarelli. Quindi è stato stilato un calendario: i primi sei testi, tutti carabinieri, saranno ascoltati il 23 giugno, a seguire gli altri. Ci saranno tre udienze prima dell'estate, poi due ciascuna nei mesi di settembre, ottobre, novembre e dicembre, in pratica uno ogni due giovedì. Al termine dell'udienza in molti hanno manifestato la vicinanza alla famiglia Monteiro abbracciando i genitori e la sorella. 

di: Raffaele Calcabrina