Un'azione fulminea ha troncato la vita a Willy. Undici udienze in sei mesi per sentire tutti i testi. Davanti alla Corte d'assise di Frosinone, presidente Francesco Mancini a latere Chiara Doglietto, si è aperto ieri il processo per omicidio volontario con l'aggravante dei motivi futili e abbietti a carico dei fratelli Gabriele, 26 anni, e Marco Bianchi, 24, Francesco Belleggia, 23, e Mario Pincarelli, 23, tutti di Artena. Dei quattro imputati l'unico presente in aula e unico agli arresti domiciliari Belleggia. A fianco del suo avvocato ha preso parte all'udienza in giacca e cravatta. Gli altri tre, i fratelli Bianchi e Pincarelli, tuttora detenuti, erano in video collegamento dalle carceri di Rebibbia e Viterbo. Per Pincarelli e Gabriele Bianchi un fuori programma: di buon mattino, scortati dalla polizia penitenziaria sono arrivati nel tribunale di Frosinone, tuttavia a causa delle norme anti-Covid che prevedono la partecipazione a distanza dei detenuti sono rientrati a Rebibbia da dove hanno seguito la prima udienza.

Presenti in aula, con grande compostezza, la madre, il padre e la sorella di Willy, costituiti parte civile con gli avvocati Domenico Marzi e Vincenzo Galassi. Insieme a loro le altre parti civili (rappresentate dagli avvocati Maurizio Frasacco, Vincenzo Pastorino e Massimo Ferrandino) per i Comuni di Paliano, Colleferro e Artena con i sindaci Domenico Alfieri e Sanna in prima fila. Il primo atto del processo, celebratosi a porte chiuse per volere della Corte per questioni di igiene legate alla emergenza Covid, salvo la partecipazione delle telecamere Rai e Sky e della carta stampata, è stata proprio la costituzione delle parti civili. Se per i familiari di Willy c'è stato il consenso di tutti, per gli enti locali c'è stata l'opposizione delle difese, rappresentate dagli avvocati Vito Perugini, Mario e Massimiliano Pica e Loredana Mazzenga. Opposizione superata dalla Corte, composta anche da 5 uomini e 4 donne, riserve comprese, come giudici popolari che le ha ammesse tutte. Altra questione riproposta dalla difesa la fruibilità del rito abbreviato. Una strategia processuale nel caso dovesse cadere l'omicidio volontario. Tanto che è stata sollevata poi una questione di legittimità costituzionale.

I pm Francesco Brando e Giovanni Taglialatela della procura di Velletri e le parti civili hanno chiesto il rigetto delle istanze. La Corte ha considerato inammissibile l'istanza in quanto la norma non prevede l'abbreviato per reati punibili con l'ergastolo e manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale.
Ed è stato questo un assaggio dello scontro che animerà il processo quando entrerà nel vivo. A quel punto le richieste delle prove. La procura ha chiesto di sentire 40 testi e consulenti e una perizia sulle trascrizioni delle intercettazioni ambientali nonché come tutte le altre parti una riserva di produzione documentale. Gli avvocati di parte civile e delle difese hanno chiesto di sentire i propri testimoni (36 le difese dei Bianchi, 37 quella di Pincarelli e 15 quella di Belleggia, molti peraltro in comune con l'accusa) nonché una perizia sulle trascrizioni. Poi la difesa Pincarelli ha chiesto di poter produrre una querela presentata dal ragazzo per le minacce ricevute sui social dopo i fatti, l'accertamento sulla visibilità dei luoghi. Sollecitata l'acquisizione di tre lettere inviate da Pincarelli alla famiglia Monteiro.

Tuttavia, per l'avvocato Marzi, contrario alla produzione, «le lettere non hanno alcun significato se non un'autodifesa». Contro la presentazione alla Corte della querela pure i pubblici ministeri. Alla fine la Corte ha ammesso tutte le richieste compresa quella delle difese di sentire i testi interessati dalle intercettazioni dopo la perizia. Esclusa solo la querela di Pincarelli. Quindi è stato stilato un calendario: i primi sei testi, tutti carabinieri, saranno ascoltati il 23 giugno, a seguire gli altri. Ci saranno tre udienze prima dell'estate, poi due ciascuna nei mesi di settembre, ottobre, novembre e dicembre, in pratica uno ogni due giovedì. Al termine dell'udienza in molti hanno manifestato la vicinanza alla famiglia Monteiro abbracciando i genitori e la sorella.