Due mondi diversi a confronto. Così l'avvocato Domenico Marzi che insieme al presidente dell'ordine di Frosinone Vincenzo Galassi assiste i familiari di Willy inquadra il processo che parte oggi davanti alla Corte d'assise presieduta dal giudice Francesco Mancini.
«Da una parte c'è il mondo dell'onestà, della trasparenza, del lavoro e dall'altra quello della trasgressione - dice Marzi - Saranno i due mondi che verranno valutati dai giudici».

Cosa si aspetta la famiglia da questo processo?
«Si aspetta solo una decisione che possa affermare la responsabilità conclamata di quanti hanno concorso a sopprimere un debole contro quattro energumeni. La famiglia sa che aveva un figlio che lavorava mentre gli altri beneficiavano del reddito di cittadinanza. Due mondi diversi, delle regole, del rispetto e quello degli energumeni che sostengono che quello è il loro territorio. È un processo particolare che si protrarrà a lungo per sentire 40 testimoni, più i consulenti e le trascrizioni delle intercettazioni».

Un processo, e oggi ne avremo la riprova, con le questioni preliminari e le richieste di prova che si gioca anche sulle sottigliezze giuridiche.
«È stata fatta dalle difese una questione di legittimità costituzionale in ordine al fatto che non è ammesso il rito abbreviato, ma è stata respinta. Se sarà riproposta chiederemo la manifesta infondatezza».
Tanta l'attenzione mediatica su un caso che, da subito, ha colpito l'opinione pubblica. «Si discuterà della costituzione di parte civile degli enti locali. Poi si dovrà verificare se il processo si celebrerà a porte chiuse o saranno ammesse le telecamere».

Per evitare il rischio assembramenti il presidente Mancini ha disposto che la prima udienza sarà a porte chiuse salvo far decidere alla Corte d'assise di ammettere le tv e la carta stampata. Per motivi di igiene pubblica, stante l'emergenza Covid, «è inibito l'accesso al palazzo di giustizia di tutti coloro che intendono accedervi al solo dine di assistere al processo».

È arrivato il giorno tanto atteso. Il giorno del processo, davanti alla Corte d'assise di Frosinone, per l'omicidio di Willy Monteiro Duarte, massacrato di botte a soli 21 anni. Sotto accusa per la morte del giovane cuoco di Paliano, i fratelli Gabriele e Marco Bianchi, 26 e 24 anni, Mario Pincarelli, 21, e Francesco Belleggia, 23, tutti di Artena. La prima udienza si svolgerà a porte chiuse per garantire il rispetto delle norme anti-assembramento per l'emergenza sanitaria da Covid-19. Oggi è in programma l'ammissione delle prove e la selezione dei testi.

Poco più di nove mesi fa, nella notte tra il 5 e il 6 settembre dello scorso anno, nei giardinetti di Largo Oberdan a Colleferro, Willy, originario di Capo Verde, è stato pestato a morte. Deceduto per i violentissimi colpi inferti dagli aggressori che hanno agito – è questa l'accusa da parte degli inquirenti – con la consapevolezza di provocare lesioni mortali. Dall'autopsia effettuata sul corpo del giovane cuoco dal medico legale Saverio Potenza, a Roma a Tor Vergata, sono stati riscontrati "politraumi" su tutto il corpo, non solo su torace, addome e collo, che hanno portato a un "grave shock traumatico" e quindi all'arresto cardiaco.

L'accusa
Da omicidio preterintenzionale a volontario aggravato dai futili motivi: questa l'accusa per i quattro giovani alla sbarra. La procura di Velletri ha cambiato il capo di imputazione per i fratelli Bianchi, Pincarelli e Francesco Belleggia. Quest'ultimo da subito ai domiciliari, mentre per gli altri tre si sono aperte le porte del carcere a poche ore dalla morte del ventunenne. L'aggravante per futili motivi è legata alle circostanze in cui avvenne il pestaggio. Secondo l'accusa, tutto sarebbe nato vicino ad alcuni locali di Colleferro, in largo Santa Caterina, intorno alle 3.30. Willy ha visto un suo amico in pericolo. Non ci ha pensato su ed è subito intervenuto per difenderlo. Un'intromissione che però non sarebbe stata gradita dal branco. A quel punto sarebbero intervenuti i quattro ragazzi di Artena che hanno pestato Willy con calci e pugni.

Secondo gli inquirenti avrebbero ucciso volontariamente Willy «colpendolo reiteratamente e violentemente con calci e pugni al capo, al torace e all'addome, anche quando la vittima si trovava a terra, priva di sensi e non in grado di apporre alcuna difesa, provocando un grave politraumatismo a livello cranico-toracico e addominale con conseguente insufficienza cardiorespiratoria e arresto cardiocircolatorio, con l'aggravate di aver commesso il fatto per futili motivi». Secondo il gip, «la loro azione fu mossa dalla volontà di affermare, attraverso l'uso brutale della violenza fisica, il loro predominio e la loro supremazia».

Nel corso degli interrogatori i quattro imputati hanno negato ogni accusa, anzi, si sono rimpallati a vicenda le accuse. Nelle ultime settimane uno degli imputati, Belleggia, ha accusato tre amici dei fratelli Bianchi di aver mentito ai carabinieri e al sostituto procuratore. Sostiene che è stato indicato falsamente dai tre testimoni come colui che ha infierito sul giovane cuoco di Paliano, dopo che era già a terra, esanime sul selciato per i colpi ricevuti dai coimputati.

I fratelli Bianchi sono difesi dall'avvocato Massimiliano Pica, Pincarelli dall'avvocato Loredana Mazzenga, mentre Belleggia dall'avvocato Vito Perugini. La famiglia Monteiro ha conferito, invece, l'incarico agli avvocati Domenico Marzi (per la madre e la sorella) e Vincenzo Galassi (per il padre). A pochi giorni dalla morte di Willy sono state tante le dimostrazioni di vicinanza alla famiglia. Famiglia che chiede giustizia. Non vendetta, ma giustizia. I genitori lo hanno ripetuto anche il giorno del funerale, mentre fissavano la bara con il corpo del loro amato figlio.

Una famiglia che ha dimostrato da subito di avere un grande cuore, proprio come il figlio. Hanno compiuto anche un grande gesto di solidarietà, decidendo di devolvere le offerte raccolte durante le esequie, che si sono svolte nel campo sportivo di Paliano, alla Caritas. A pochi giorni dalla morte di Willy si sono svolte fiaccolate, momenti di preghiera a Paliano, a Colleferro e anche ad Artena, dove vivono gli imputati e dove il giovane lavorava come cuoco. A dicembre, nel teatro "Esperia" di Paliano, il prefetto di Frosinone Ignazio Portelli ha consegnato la Medaglia d'oro al valor civile alla famiglia di Willy, conferita dal presidente Mattarella. Diverse le intitolazioni in suo onore. In memoria del ventunenne in molte città sono stati realizzati murales. Su uno di questi, a Pescara, proprio a pochi giorni dal processo, è stato oscurato il viso del giovane con della vernice bianca. Un gesto condannato da tutte le persone che a gran voce continuano a chiedere giustizia per Willy.

di: Nicoletta fini