C'è un filo che lega il caso Saman Abbas, la giovane pachistana scomparsa da Novellara per aver rifiutato un matrimonio combinato, alla Ciociaria. La diciottenne, secondo gli investigatori, è stata uccisa dai suoi stessi familiari. Poco prima di sparire nel nulla si sarebbe confidata con il fidanzato conosciuto in chat. E questo ragazzo, un connazionale di 24 anni, risulta residente in provincia di Frosinone.

Il giovane, che prima avrebbe vissuto proprio in Emilia, da qualche mese si è trasferito in un paesino ciociaro, ma forse lì l'avrebbe voluto raggiungere la stessa ragazza quando si era allontanata da una casa protetta per chiedere ai genitori la restituzione dei documenti.
Il fidanzato, già ascoltato dai carabinieri che indagano per far luce su quello che ormai è considerato a tutti gli effetti un omicidio, ora è sotto protezione. E non si esclude che possa esser riascoltato ancora.

Dall'Emilia alla Ciociaria
La notizia, finora riservata, è rimbalzata dall'Emilia Romagna, dove non si sta tralasciando nulla al caso, fino al Frusinate. Dagli elementi finora raccolti da fonti riservate il giovane sarebbe in Italia da un paio di anni, che è poi il periodo, il 2019, quando i due si sarebbero conosciuti in chat.
Come tanti giovani fuggiti dal Pakistan, il ragazzo è un richiedente asilo. In attesa del completamento della pratica si è sistemato in provincia. In pochi in paese lo hanno intravisto o sanno chi è. È da così poco tempo che è ancora passato inosservato, confondendosi con gli altri ragazzi, richiedenti asilo ospitati dalle cooperative che ne curano l'assistenza e li aiutano nelle piccole necessità quotidiane. C'è chi si dà da fare in paese, chi in altri luoghi del circondario. Asiatici e africani si vedono ogni tanto nel centro del borgo, ben integrati come il resto della comunità straniera, soprattutto albanesi che lavorano nelle attività della zona. Gente che non ha mai dato problemi.

Una presenza discreta
Chi li vede, dice che ogni tanto questi ragazzi prendono il pullman verso i centri maggiori dove ci sono più opportunità d'incontro anche con i connazionali e più occasioni di svago e di lavoro o anche per frequentare i luoghi di culto.
In paese, insomma, questo giovane, fino a ieri, era passato totalmente inosservato. Sembrerebbe che non sia andato nemmeno in Comune per richiedere i documenti.
Il suo nome, però, dice molto ai carabinieri del reparto operativo di Reggio Emilia che stanno cercando di far luce su un giallo che sta appassionando l'Italia intera. E che, attivamente, stanno cercando di ritrovare il cadavere della scomparsa anche sulla base di una serie di dichiarazioni rese dal fratellino di Saman e dello stesso fidanzato.

L'ultimo sms
C'è un messaggio audio inviato da Saman al ragazzo che è inquietante: «Se non mi senti per 48 ore rivolgiti alle forze dell'ordine». Non è chiaro ancora se, dopo la scomparsa della giovane di cui non si sa più nulla dalla notte tra il 30 aprile e il 1° maggio. Da quanto emerso i genitori erano contrari alla frequentazione tra i due. Il ragazzo sarebbe stato minacciato e avrebbe avuto paura della famiglia di Saman. Anche i suoi in Pakistan avrebbero ricevuto minacce per convincere il ragazzo a lasciar perdere Saman.

Perciò sul luogo di residenza del ragazzo c'è massimo riserbo per cercare di proteggerlo il più possibile. In un'altra conversazione la ragazza avrebbe fatto credere ai genitori di aver definitivamente troncato ogni contatto con il connazionale («Amore, non sospettano più di te» scriveva all'amico), un modo per tenersi e tenerlo al sicuro. Ma ciò, evidentemente, non è bastato per Saman.

La scorsa estate pare che i due fossero riusciti a vedersi ogni tanto. Approfittando del fatto che la ragazza, ormai non più in grado di sostenere la convivenza familiare, si era rivolta ai servizi sociali del Comune di residenza e aveva trovato una sistemazione in un ambiente protetto.

Da quanto emerso finora la ragazza già un paio d'anni fa si era opposta a un matrimonio combinato, sempre con un connazionale. Ma l'ultimo rifiuto, quello per il matrimonio già fissato in Patria per il 22 dicembre scorso, le sarebbe stato fatale. La ragazza temeva per la sua stessa esistenza. Temeva che i suoi familiari volessero eliminarla per lavare l'onta. Ne aveva parlato con la madre, le aveva rinfacciato un dialogo captato tra i parenti. Ma la donna aveva negato. Quindi si era confidata con il fidanzato che aveva cercato di rassicurarla, invitandola a essere positiva per il futuro.
Improvvisamente, per motivi che i carabinieri stanno cercando di appurare, la ragazza ha lasciato il centro dove si trovava l'11 aprile per tornare in famiglia pur consapevole dei rischi ai quali sarebbe andata incontro. Forse avrebbe voluto riappacificarsi o trovare una via d'uscita alla sua situazione.

L'ultima volta appare in un video, ora in possesso degli investigatori, nella notte tra il 30 aprile e il 1° maggio. Esce con uno zainetto verde sulle spalle. Lo stesso che sarà immortalato nelle mani del padre, quando ormai Saman non c'è più.
La ragazza sarebbe stata attratta con l'inganno e poi, probabilmente, strangolata. Secondo le accuse dallo zio. Ad accusarlo il fratellino di Saman, fermato mentre cercava di attraversare il confine con la Francia quando tutta la famiglia aveva deciso di far perdere le sue tracce. Il fratellino racconta di una lite e delle urla di Saman. Forse il prologo di una fine annunciata.