Durissima requisitoria dei pubblici ministeri nel processo per lo spaccio in via Bellini e all'interno della casa circondariale. Chieste condanne fino a 20 anni di reclusione con il rito abbreviato.

A Roma, essendo materia di competenza della direzione distrettuale antimafia, nell'aula bunker di Rebibbia i pm Simona Marazza e Rossella Ricca (quest'ultima della procura di Frosinone) hanno chiesto 20 anni per colui che considerano il capo dell'associazione, l'albanese Andrea "Sandro" Kercanaj, 44 anni; quindi hanno chiesto 16 anni e mezzo per Simona Paniccia, frusinate 39; chiesti 11 anni e 3 mesi per Stefano Chiari, frusinate 42; chiesti 10 anni per Roberta Paniccia, sorella di Simona, 34; chiesti 14 anni e mezzo per l'albanese Orgest Mansi, 32; chiesti 11 anni e 3 messi per il frusinate Claudio Gargano, 44; chiesti 10 anni per Alfredo Lauretti, 37; poi 9 anni e 3 mesi per Alessandro Ardovini, 38 di Frosinone; 9 anni e 3 mesi per Domenico Paniccia, 30 di Frosinone; chiesti 11 anni 3 mesi per Leandro Cupido, 37 di Frosinone; 11 anni 3 mesi per Milard Durac, romeno, 29; chiesti 9 anni e 3 mesi per Giuseppe Paniccia, 36 di Frosinone; chiesti 10 anni per Sonia Troise, 39 di Roma; chiesi 6 anni per Claudio Sarli, 56 di Piglio; chiesti 11 anni e 3 mesi per Eros Quilli, 38 di Alatri.

Davanti al gip Alessandro Arturi l'accusa ha ripercorso le fasi dell'indagine, insistendo sui riscontri delle intercettazioni e delle immagini captate nel corso dell'attività condotta dalla squadra mobile di Frosinone.
A seguire hanno discusso gli avvocati Tony Ceccarelli, Franco Collalti e Angelo Pincivero, domani toccherà agli avvocati Marino Iacovacci, Riccardo Masecchia, Alessandro De Federicis, Giampiero Vellucci, Marco Maietta e Simonetta Galantucci.

Possibile poi un breve rinvio a luglio per la sentenza.
Tutti sono imputati di associazione a delinquere per aver creato «una struttura organizzata con diversità di ruoli e funzioni» per commettere «reati di acquisto, trasporto, detenzione e cessione illecita di cocaina, hashish e marijuana con base operativa» in via Bellini 4. Lì, secondo quanto raccolto dalla squadra mobile, diretta dal commissario capo Flavio Genovesi, garantivano la cessione della droga «ad un numero indeterminato di clienti mediante la predisposizione di turni h 24».

Altro capitolo riguarda lo spaccio «all'interno della casa circondariale di Frosinone» dove sostiene l'accusa «introducevano con continuità sostanza stupefacente a sua volta destinata ad essere ceduta ai detenuti e ciò grazie al contributo stabile sino al suo arresto dell'agente di polizia penitenziaria Sarli e, successivamente, di Troise, compagna di Quilli, ivi detenuto».

Secondo gli investigatori al vertice c'è Kercanaj che «dirige finanzia ed organizza, coordinandone stabilmente l'attività, procurando i mezzi idonei al raggiungimento dei fini associativi, curando in prima persona i rapporti con i fornitori delle sostanze stupefacenti e garantendo assistenza legale ai membri dell'associazione oltre che impartendo agli associati le direttive alle quale attenersi in ordine agli approvvigionamenti, al trasporto, al deposito e alla custodia della droga, ai prezzi da praticare sul mercato, alle concrete modalità di spaccio e di gestione degli introiti».

Mansi è accusato di essere «uomo di fiducia e factotum alle dirette di pendenze di Kerkanaj, del quale eseguiva le direttive coordinandosi con Simona Paniccia».
In base alla ricostruzione investigativa Sarli, sfruttando la sua posizione di agente di custodia, è accusato di aver introdotto «all'interno dell'istituto penitenziario sostanze stupefacenti, telefoni cellulari, schede di telefonia mobile carica batterie ed altri oggetti».