«Rilancio e protezione sociale devono marciare di pari passo. Il Lazio si deve modernizzare ma mettendo sempre al centro la persona».
Così Enrico Coppotelli, segretario regionale della Cisl.

Rileva: «Gli ultimi dati dell'Istat non descrivono nella maniera più assoluta un quadro di ripresa strutturale, quanto più un recupero "fisiologico" del lavoro a tempo determinato dovuto alle riaperture di questi mesi. Un dato da guardare con grandi sentimenti di speranza ma che sono ben distanti dal compensare tutti quegli occupati persi nel Lazio da inizio pandemia».

Rileva: «Il settore del turismo, nel Lazio, ha sofferto moltissimo, soprattutto perché il turismo internazionale si è pressoché azzerato. Solo per dare qualche dato, l'export di beni e servizi e spesa degli stranieri per abitante raggiungono poco più di 6.000 euro nel Lazio e oltre 13.000 euro in Lombardia e più di 15.000 euro in Emilia Romagna. Nonostante il più importante mercato metropolitano dell'intero Paese ed uno straordinario polo di attrazione turistica, il Lazio non ha sufficientemente sviluppato un ruolo produttivo internazionale».

Prosegue: «Oltre a questo l'arretramento in termini di valore aggiunto pro-capite. Anche qui per dare delle cifre, Roma arretra da 36.200 euro del 2008 ai 34.400 euro del 2019 (-5%) a differenza di Milano cresciuta del 6,9%, da 46.400 euro ad abitante a 49.600. Si sono, quindi, ridotte le capacità produttive della Capitale con un evidente minore assorbimento  occupazionale ed una sostituzione di lavori qualificati con impieghi a minore qualificazione. Ovviamente creando svantaggi anche alle province del Lazio».

Spiega Coppotelli: «Davanti a questo quadro, qualora non si prorogasse il blocco dei licenziamenti, rischiamo una ulteriore valanga di disoccupati in tanti settori che vanno sostenuti con sgravi e sussidi ma che continuano a soffrire la crisi nonostante le parziali riaperture.
Mantenere il blocco dei licenziamenti almeno fino ad ottobre è una proposta di buon senso ed un atto di responsabilità. Nella nostra regione continua questo recupero fisiologico legato alle riaperture, che si caratterizza con una occupazione dei lavoretti e poco stabile. Per queste ragioni e per sostenere altri lavoratori come gli stagionali ed i somministrati occorre estendere e rafforzare l'assegno di ricollocazione per sostenere i lavoratori nelle transizioni, prolungare la durata della Naspi togliendo il decalage, rendere finalmente universali i sistemi di protezione sociale, impegnare le persone in percorsi di formazione continua, assicurare la ripresa degli investimenti».

Afferma il segretario regionale della Cisl: «Abbiamo davanti importanti possibilità: la prima è rappresentata dal piano vaccinale. Il Lazio, pur riscontrando alcune difficoltà, ha intrapreso questa direzione con tre milioni di persone che hanno effettuato almeno la prima dose.
L'altro piano è rappresentato dal Pnrr o se preferite Recovery Plan che, anche in questo territorio, impatterà in maniera importante. Sotto il profilo strettamente lavorativo è indispensabile intervenire, per far fronte alle crisi occupazionali, con strumenti che comportino la ricollocazione dei lavoratori colpiti attraverso percorsi di adattamento delle competenze e accompagnamento.
La formazione sarà fondamentale in questa fase.
Molti posti di lavoro si sono persi, altri se ne creeranno, occorrerà accompagnare questi processi».

Argomenta: «Negli anni di crescita debole è tornato a svolgere un ruolo decisivo l'occupazione pubblica. Il Lazio registra una densità ogni 1.000 abitanti di 71 unità di personale in servizio presso unità locali delle istituzioni pubbliche, contro una media italiana di 57 e un valore della Lombardia di 44. Un personale che nella pandemia ha alimentato la diffusione dello smart working che nel Lazio si stima abbia raggiunto il 10,7% a fronte di una media nazionale del 5,3%».

Ancora: «Quali le parole chiave della ripartenza: innanzitutto occorre avere bene in mente che il termine transizione sarà determinante. Transizione nel lavoro, nel digitale e nel mondo energetico ed ecologico.
Poi altro tema centrale sarà quello della sostenibilità sociale. Quindi il contrasto del disagio sociale, la riduzione delle disuguaglianze e dell'esclusione. Poi anche in relazione all'emergenza pandemica, e più in generale alla necessità di rafforzare le misure relative alla sicurezza sanitaria, ed il rafforzamento del sistema sanitario regionale, soprattutto nella dimensione pubblica. Infine le infrastrutture, nella Regione i deficit infrastrutturali determinano i differenziali di competitività con altre regioni italiane. Quindi il sistema di mobilità metropolitano e regionale, dando priorità all'ammodernamento e all'ampliamento della rete ferroviaria a tutti i livelli, con il rafforzamento del trasporto regionale. Poi il complesso sistema di smaltimento dei rifiuti, che dovrà portare ad una definitiva stabilizzazione di un autonomo sistema regionale.

Altro tema collaterale è la rigenerazione urbana delle aree produttive dismesse e non utilizzate ai fini di una riduzione del consumo di suolo attraverso progetti di sviluppo sostenibile, dando concreta attuazione alle normative regionali ma partendo dai siti di interesse nazionale (Sin) sui quali avviare progetti di riqualificazione integrata e bonifica, anche al fine della reindustrializzazione. Il Lazio potrebbe poi proporsi come uno dei poli nazionali del settore automotive che in questo periodo sta subendo una rilevante riorganizzazione, anche sul piano territoriale, con il depotenziamento dell'area torinese a favore della Motor Valley emiliana, processo da monitorare accuratamente in special modo dopo la realizzazione di uno dei principali gruppi mondiali come Stellantis. Facendo leva chiaramente sul polo di Cassino».