«La nostra posizione non è cambiata e non cambierà.
Non si può pensare di riaprire la discarica di Colle Fagiolara». A parlare è Domenico Alfieri, sindaco di Paliano. Il tema è sempre lo stesso: evitare l'emergenza rifiuti a Roma e cercare di trovare una soluzione anche per quanto riguarda la provincia di Frosinone.

Nelle ultime ore sia il Comune di Roma che l'Ama sono tornati alla carica con la Regione, chiedendo che venga individuata una discarica. Fra l'altro nei giorni scorsi proprio l'Ama aveva chiesto alla Prefettura di Roma di valutare la riapertura dell'impianto di Colleferro o la nomina di un supercommissario per individuare un sito nuovo.

Immediata la presa di posizione congiunta dei sindaci di Colleferro, Paliano, Segni, Olevano Romano, Serrone, Labico, Valmontone, Gorga, Carpineto Romano, Nemi, Piglio, Capranica Prenestina, Rocca Massima, Cave, Zagarolo, Artena, Gavignano, Montelanico e Gallicano.
I quali avevano spiegato in una nota: «Non può essere la Prefettura a porre rimedio ad anni di inadempienze e scarse programmazioni del Comune di Roma e soprattutto non permetteremo che si scarichi di nuovo il problema sulla provincia. Colleferro è uno dei Comuni che ha pagato il più caro prezzo per le assenti pianificazioni della capitale».

A questo punto però è chiaro che della vicenda si occuperà anche il ministro della transizione ecologica Roberto Cingolani. Il quale giovedì ha avuto un incontro con il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti.
La situazione è quella descritta nella recente delibera della giunta regionale: «Le discariche attualmente attive nel territorio regionale sono: 1) la discarica di Ecologia Viterbo Le Fornaci a servizio dell'Ato-Viterbo che ha a disposizione una volumetria residua attualmente pari a circa 165.000 metri cubi, e in cui sono state conferite da altri Ato Latina, Ato Frosinone e da Roma Capitale, con ordinanze del 1°aprile e del 10 aprile dalle 320 alle 400 tonnellate al giorno e si conferiscono, a seguito dell'ordinanza del 20 aprile, circa 200 tonnellate al giorno fino al 30 giugno; 2) la discarica di Fosso Crepacuore, con una volumetria residua attualmente pari a circa 30.267 metri cubi e pertanto non rispondente all'autosufficienza della Città Metropolitana di Roma Capitale».

Il punto è che in caso di emergenza gli sbocchi nel Lazio sono soltanto i due sopra citati. Inoltre il 30 giugno scade il contratto con l'Emilia Romagna, che quindi non accoglierà più i rifiuti della Capitale trattati nel Tmb di Malagrotta. Va sempre considerato che Roma produce il 60% dei rifiuti nel Lazio. La Regione Lazio ha dato sessanta giorni di tempo al Comune di Roma per indicare uno o più siti all'interno del territorio della Città Metropolitana dove portare i rifiuti prodotti nella Capitale. Ma l'emergenza è dietro l'angolo e una soluzione va trovata in tempi rapidissimi. Occorre sempre ricordare che questa fase è iniziata con l'esaurimento del quarto bacino della discarica di Roccasecca.

E con la successiva comunicazione da parte del gestore, Mad srl, a non proseguire nel percorso di autorizzazione del quinto bacino. C'è poi la questione riguardante la Ciociaria. Il consiglio provinciale ha trasmesso alla Regione il Piano rifiuti senza però indicare i siti dove potrebbe essere individuata una discarica. Lo studio affidato al Politecnico di Torino non sarà concluso prima di un anno. Resta da vedere cosa farà adesso la Regione Lazio, che potrebbe anche decidere di nominare un commissario ad acta che scelga un'area dove realizzare la discarica. In questi ultimi anni presso la discarica di Roccasecca sono stati smaltiti sia i rifiuti di Roma che della provincia di Frosinone. Ora però l'emergenza è dietro l'angolo.