Testimoni quasi esauriti al processo in Corte d'appello per gli omicidi nel carcere di Frosinone. Ieri è stato sentito il penultimo teste, mentre per l'ultimo, attualmente ricoverato nell'ospedale di Altamura, il presidente della Corte il giudice Francesco Mancini ha disposto un accertamento per verificare la sua capacità a testimoniare.

La difesa di Cestra, avvocati Sinuhe Luccone e Angelo Palmieri, con riferimento all'ultimo suicidio nel carcere di Frosinone, quello del cingalese arrestato per l'omicidio della compagna a Roma, avvenuto martedì, tenuto conto delle modalità, simili a quelle per le quali Cestra è imputato, ha chiesto alla Corte l'acquisizione della relazione. L'Assise si è, però, riservata.

La Corte è chiamata a giudicare Daniele Cestra, 43 anni di Sabaudia, accusato del duplice omicidio di Pietro Paolo Bassi e di Giuseppe Mari, entrambi all'epoca reclusi nel carcere di Frosinone, e dei quali l'imputato faceva da piantone, ovvero ne curava l'assistenza. Ieri è stato sentito come testimone un ex detenuto napoletano, un aiuto cuoco.

Il pm Vittorio Misiti ha rinunciato a sentirlo, così come la parte civile per Bassi, l'avvocato Rolando Iorio. La difesa ha chiesto al teste notizie sulla preparazione del cibo nel giorno 17 agosto 2016. L'ex detenuto ha riferito di aver preparato preparato il "vitto bianco", di cui era responsabile. Il vitto bianco era cucinato la mattina per la sera ed era destinato a persone con patologie, che dovevano mangiare alimenti delicati. Il teste ha spiegato che era addetto esclusivamente alla preparazione e che i cibi uscivano dalla cucina intorno alle 17.30.

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