Cinque aprile scorso, giorno di Pasquetta: nella rete sanitaria della provincia di Frosinone sono ricoverate 1.200 persone, 450 delle quali sono pazienti Covid. Una pressione così forte sugli ospedali non c'era mai stata. Dal 1° giugno è iniziata la rimodulazione organizzativa delle strutture ospedaliere. I malati di Coronavirus ricoverati sono circa una settantina. Pierpaola D'Alessandro, direttore generale della Asl, invita a non abbassare la guardia. Ma il miglioramento è nei fatti. E nelle cifre. D'altronde lo scenario di rischio 2 consente di pensare e di organizzare la sanità del dopo Covid. Le indicazioni sono quelle contenute nel report della Regione Lazio del 26 maggio scorso. Una sorta di semaforo verde.

Presso il presidio ospedaliero Frosinone-Alatri resteranno operativi 26 posti letto dedicati ai pazienti Covid, presso l'unità operativa complessa di Malattie infettive dello Spaziani. Cambia pure l'assetto di Terapia intensiva al Fabrizio Spaziani: 2 posti per i malati di Coronavirus, 6 per tutte le altre patologie. Sempre allo Spaziani 2 posti letto di Terapia sub-intensiva. Al San Benedetto di Alatri invece 4 posti letto in Terapia intensiva. Poi c'è il Santa Scolastica di Cassino, dove ci saranno 14 posti letto attivi per i pazienti Covid, presso il reparto di Pneumologia. E 4 posti di Terapia intensiva per i malati di Coronavirus. Al Santissima Trinità di Sora 6 posti letto attivi a Terapia intensiva, per ogni tipo di patologia. I posti letto della Medicina Covid e della Medicina d'urgenza Covid del Presidio ospedaliero di Frosinone sono temporaneamente disattivati.

Simona Carli, direttore sanitario della Asl di Frosinone, in una nota ai dirigenti ha spiegato: «I reparti attualmente dedicati ai pazienti Covid convertiranno la loro destinazione contestualmente alle dimissioni dei pazienti attualmente ricoverati». Poi ha aggiunto: «Nel ringraziare tutti gli operatori che fino ad oggi hanno operato in un lungo e difficile periodo, la direzione strategica vuole sottolineare la delicatezza della fase attuale ed invitare a mantenere alta la guardia e non diminuire l'attenzione alle misure di precauzione in quanto il virus circola e circolerà ancora e se vogliamo tornare ad una normalità assistenziale, seppure in presenza del virus, dovremo sempre prestare la massima attenzione».

Peraltro nella nota della Regione Lazio si legge: «Considerato che la conversione dei posti letto dedicati a Covid 19 è finalizzata alle priorità assistenziali, in particolare ricoveri di urgenza, percorso oncologico, reti tempo dipendenti, patologie a rischio di rapido deterioramento clinico». È evidente cioè che la riconversione della rete ospedaliera proseguirà in modo graduale. Nel novembre 2020, pochi giorni dopo essersi insediata come manager della Asl, Pierpaola D'Alessandro cambiò l'organizzazione della sanità. Gli ospedali di Frosinone e Cassino furono trasformati in presidi parzialmente Covid, rispettivamente con 151 e 80 posti letto dedicati. Prevedendo però altri posti nelle strutture private accreditate. Poi, tra marzo e aprile, la Asl è intervenuta per aumentare ulteriormente la dotazione di posti letto per malati di Coronavirus. Senza dimenticare che a marzo e aprile i reparti di Terapia intensiva di Frosinone e Cassino sono stati "sold out" per settimane: 16 posti allo Spaziani, 8 al Santa Scolastica.

In questi sedici mesi di pandemia l'attività specialistica ambulatoriale in provincia di Frosinone è calata del 35% (788.873 a fronte delle 526.616 dell'anno prima). In altre realtà la diminuzione è stata del 50%. La diminuzione dei ricoveri è stata del 22%, quella degli interventi chirurgici del 31%. Ma all'interno di questo scenario si è assistito all'aumento dell'attività chirurgia relativa alla neurochirurgia con un aumento da 242 interventi nel 2019 a 300 nel 2020. Ed all'aumento di angioplastiche coronariche: 480 nel 2019 e 486 nel 2020. Gli interventi ortopedici legati alla chirurgia protesica sono stati 319 nel 2019 e 255 nel 2020. C'è poi tutto il campo della prevenzione oncologica. Nella fase iniziale della pandemia in Italia c'è stata una riduzione generalizzata del 50%. Quantificabile nell'annullamento di 1.400.000 esami di screening che dovranno essere riprogrammati.