Che la Ciociaria non fosse la terra promessa per i giovani si era già capito dagli imbarazzanti dati di Openpolis sugli investimenti nelle politiche giovanili che, Frosinone e pochissimi altri centri a parte, disegnavano una realtà per nulla edificante per la provincia.

La conferma ulteriore che il territorio ciociaro non sia attrattivo per gli under 35, anche per coloro che vogliono rischiare in proprio, viene dall'indagine svolta da Unioncamere-InfoCamere sulla nati-mortalità delle imprese, secondo cui la provincia di Frosinone, peggiore nel Lazio, nel periodo 2011-2020, ha perso il 3,7% di imprese giovanili, con una diminuzione percentuale sul totale delle imprese registrate dal 14,1% al 10,4%, passando dalle 5.259 del 2011 alle 5.072 al 31 dicembre dello scorso anno (-187) con un perdita media annua in valore assoluto di quasi 20 unità.

La crisi pandemica ha contribuito a frenare la voglia di fare impresa dei giovani, che tradizionalmente incide per quasi un terzo sulle nuove iscrizioni, ma non può essere considerata l'uni co agente patogeno, visto il range temporale analizzato che è quasi di un decennio, di una situazione su cui dovrebbero seriamente interrogarsi le istituzioni e alcune associazioni rappresentative di categoria che, alcune volte, si lasciano andare a dichiarazioni trionfalistiche che cozzano amaramente con la realtà dei numeri.

Peggio del Frusinate non ci sono altri territori del Lazio, se si considera che Viterbo fa registrare un -3,2%, Latina -2,3%, Rieti -2,1% e Roma -1,6%. Non incoraggiante neanche il dato regionale: il Lazio è passato da 63.997 imprese giovanili al 31 dicembre 2011 a 56.078 alla stessa data del 2020 con un perdita di 7.919 unità pari al -12,4% con una variazione media annua di -1,2%.

Stando ai numeri elaborati da Unioncamere-Infocamere, in Italia, in dieci anni sono mancate all'appello quasi 156.000 imprese giovanili, con un calo del -22,4%. Il risultato è che a fine 2020 si contano circa 541.000 imprese giovanili iscritte al Registro delle Imprese delle Camere di commercio contro le 697.000 presenti nel 2011. E se prima un'impresa su 10 era under 35 ora il peso dei giovani sul tessuto imprenditoriale è sceso al'8,9%.

Dal punto di vista territoriale la perdita del numero di imprese giovanili registrata tra il 2011 e il 2020 ha riguardato, comunque, tutta la nazione. La Lombardia, ad esempio, passa da oltre 95.000 imprese giovanili a 74.000 (21.000 imprese in meno, la variazione più consistente in valore assoluto nel periodo considerato), la Sicilia da quasi 69.000 a circa 53.000 (-16.000), la Puglia da 54.000 a 40.000 (-14.000). In proporzione al totale delle imprese esistenti, invece, si identifica un cluster territoriale abbastanza definito intorno alle regioni del centro Italia, in cui la perdita complessiva di imprese giovanili si colloca tra il 28 e il 34% nell'arco del decennio.

Lo "spopolamento" dell'imprenditoria giovanile ha colpito di più i settori tradizionali delle costruzioni, del commercio e dell'industria manifatturiera, sia in valore assoluto sia relativo.