Da una parte il forte desiderio di normalità, dall'altra la consapevolezza che di normale, dopo la burrasca Covid, c'è ben poco. Gli strascichi del 2020 per le attività commerciali sono ancora presenti. E portano i segni delle serrande abbassate. In molte rimarranno giù. Ma c'è sempre un ma perché la voglia di andare avanti, di mettere in campo nuove idee per ripartire, di proseguire lo show sono armi potenti e permettono di guardare al domani con un pizzico di speranza. Il resto, molto, lo fa la prosecuzione del piano vaccinale.

Ma qual è lo stato di salute delle attività commerciali in provincia di Frosinone? Quali sono gli avanzi di 2020 e quali prospettive per il futuro? Antonio Bottini, presidente Confesercenti Frosinone, scatta la fotografia provinciale. Tra passato, presente e obiettivi futuri.
«Il 2020 è stato un anno funesto per le imprese italiane e gli effetti anche a livello provinciale sono stati critici – afferma Bottini - Basti pensare che in Ciociaria, a fronte della situazione legata alla pandemia, hanno cessato la propria attività 8.000 aziende. La maggioranza delle quali non riaprirà. Le nuove aperture, invece, sono state circa un migliaio.

Parliamo di un gap ampio. Parliamo di un dato importante (meno 7.000) se consideriamo che in Ciociaria sono circa 36.000 le imprese attive. Senza considerare il fatto che in molti hanno dovuto reinventarsi cercando di puntare su altri settori».
Ripartire. Ecco una parola chiave. Ma in che modo? Bottini fissa le priorità e parla di «miopia di carattere politico perché per le piccole e medie imprese è impossibile competere contro i grandi dell'e-commerce. Il nodo sta nella tassazione.

È fondamentale, allo scopo di dare nuova linfa alle imprese operanti sul territorio, un abbassamento delle tasse e una riduzione del cuneo fiscale. Questo vorrebbe dire più competitività, più sostenibilità e maggiori incentivi alle assunzioni. Stiamo parlando di fattori fondamentali perché stiamo attraversando un momento molto importante e spingere sulla questione occupazionale, dando al contempo una mano alle imprese, rappresenta una priorità per il Paese».
Chiede un cambio di passo: consapevole delle difficoltà, ma convinto che per tirarsi fuori dal pantano è importante guardare al bicchiere mezzo pieno.

«Adesso è fondamentale guardare avanti con fiducia – afferma - Come imprenditori dobbiamo essere pronti e preparati ad affrontare le difficoltà. Gli aiuti? Ce la siamo cavata con le nostre forze. I cosiddetti ristori sono stati insufficienti. A mio avviso hanno avuto più una funzione da spot politico. Li considero un fallimento. Sarebbe stato più funzionale, allo scopo di tendere una mano agli imprenditori, un abbattimento per un paio di anni delle accise sulle bollette».
La ripresa è disomogenea. Bottini spiega che «una parte del settore commerciale ancora sta subendo il morso della crisi. Parlo dei negozi, ad esempio, che vendono vestiario e calzature. Bisognerà attendere ancora un po' per entrare nel vivo della stagione estiva. Da quel momento potrebbe esserci una risalita. In leggera ripresa, in questo momento, invece, c'è il comparto dell'elettronica, mentre sono in risalita i settori della ristorazione, le gelaterie e le attività legate al mondo del turismo.

Settori, a mio avviso, destinati a crescere perché in tutti c'è la volontà di superare, anche a livello psicologico, le difficoltà incontrate nel 2020 e di un anno e mezzo di buio. E di questo le attività legate allo svago e alla distrazione potranno giovarne. Anche se, d'altro canto, bisogna aggiungere che molto si lega anche alla questione economica generale. Molte famiglie, durante il lungo periodo a partire dal primo lockdown, sono andate in sofferenza e adesso è auspicabile anche per loro una ripresa. Così facendo l'economia potrà tornare a girare».

Lo sblocco dei licenziamenti è alle porte. Fa paura a molti. Per Bottini «se le aziende ripartono bene non avranno necessità di licenziare. Il problema sta nel dato delle 8.000 cessazioni. Servirebbero normative ad hoc per ricollocare coloro che hanno perso il posto di lavoro. E così chiudiamo il cerchio tornando nuovamente alla necessità dell'abbassamento del cuneo fiscale e alle agevolazioni per le nuove assunzioni».