Insegnante di una scuola primaria, I.C., 49 anni, di Alatri, è comparsa ieri mattina, avanti al giudice del tribunale di Frosinone, per rispondere del reato di diffamazione aggravata dall'odio razziale, etnico e religioso. Tutto nasce dalla denuncia che una famiglia musulmana, che vive nell'appartamento che si trova sopra a quello della docente, ha proposto avanti alla procura della Repubblica di Frosinone per gravi affermazioni di natura ingiuriosa e diffamatoria.
Affermazioni che, stando alle accuse, attraverso i social hanno raggiunto un numero determinato di persone, visto il seguito che l'insegnante aveva.

La ricostruzione
Ieri al via il processo. La coppia di cittadini magrebini, di religione musulmana, difesa dall'avvocato Emanuele Incitti, si è costituita parte civile per ottenere la condanna della quarantanovenne, nonché un congruo risarcimento danno, ammontante ad alcune decine di migliaia di euro. I due si sono fatti portatori non soltanto dell'interesse personale, quali cittadini musulmani, ma dell'intera comunità di religione islamica. La maestra è difesa di fiducia dall'avvocato Giampiero Vellucci, il quale ha documentato che le espressioni, prima ancora di una valutazione della portata diffamatoria o meno, andavano collocate esclusivamente nel contesto di rapporti di cattivo vicinato.

E quindi, la condotta della donna, doveva interdersi rivolta non a tutto il popolo o alla religione islamica, ma solo ed esclusivamente al singolo nucleo familiare di religione musulmana abitante nell'appartamento sovrastante, non avendo mai la maestra tenuto un atteggiamento di tal tipo, ad esempio, nei confronti dei propri alunni pur di religione musulmana, iquali mai sonostati discriminati dalla docente. In sostanza l'obiettivo dell'avvocato Vellucci è quello di far cadere l'aggravante che può sussistere solo se l'atteggiamento colpisce il popolo musulmano e la religione musulmana nella loro interezza, non sussistendo invece laddove le stesse espressioni diffamatorie colpiscano singoli cittadini in relazione a singoli rapporti, quali possono essere ad esempio quelli di cattivo vicinato. Il processo è stato aggiornato al prossimo 11 novembre per ascoltare un maresciallo dei carabinieri e la versione dell'imputata. Imputata che, come detto, deve rispondere del reato di diffamazione aggravata dall'odio razziale, etnico e religioso.