Dopo dieci anni è stato costretto ad abbassare la saracinesca della sua attività. Si è sentito abbandonato, demotivato. E così ha chiuso il suo "Caffè Piave", nella parte bassa di Frosinone, punto di riferimento prezioso per i residenti della zona e non solo.
Ma lui, Alessandro Mele, trent'anni, non è rimasto a guardare. Si è rimboccato le maniche soprattutto per andare incontro a chi come lui ha visto spazzare via sacrifici, giorni di lavoro intensi, passione.
E così è entrato a far parte della neo organizzazione di volontariato nata nel capoluogo ciociaro. "Al servizio del popolo" è stata denominata.

Lo scopo dell'organizzazione, tra le altre cose, è quello di fornire sostegno ed assistenza ai piccoli e medi imprenditori costretti ad abbassare le serrande delle loro attività a causa della pandemia Covid 19.
Il portavoce e vicepresidente dell'organizzazione è proprio Alessandro Mele il quale ha redatto il progetto insieme al presidente Giammarco Florenzani. Abbiamo cercato di capire meglio da Alessandro Mele cosa lo abbia spinto a prendere questa decisione.

Qual è il motivo che l'ha spinta a intraprendere questo percorso?
«Ho avviato questa iniziativa perché ho vissuto sulla mia pelle la crisi economica causata dal Covid 19, la quale è stata aggravata dalla totale assenza di aiuto da parte dello Stato. Io ho avuto e ho le spalle larghe però vedo ogni giorno tanti colleghi ormai impossibilitati a far fronte ai loro bisogni ed a quelli della loro famiglia».

Quali sono state le mancanze più gravi da parte delle istituzioni?
«Ci hanno costretto ad abbassare la serranda senza darci i ristori e rimborsi congrui. L'episodio a mio parere più grave è stato quando nonostante tutti i noti avvenimenti siamo stati costretti a dicembre 2020 a versare tutte le tasse ed i contributi relativi all'annualità 2019».

Quale è stata la sua reazione ad una crisi che giorno dopo giorno pareva sempre più acuta?
«Quando ho visto che la situazione non migliorava sono stato costretto anche io, dopo 10 anni, a chiudere la mia attività. Mi sono sentito solo. La prima sensazione è stata certamente di scoramento ed ho pensato di lasciare l'Italia ed investire con i miei risparmi all'estero. Ad oggi credo che noi piccoli e medi imprenditori non possiamo permettere a nessuno di cancellare la nostra vita e i nostri progetti. Per questo ho scelto di creare questa organizzazione, per non far sentire soli coloro che si trovano e si sono trovati nella mia stessa condizione. Ed anche se allargherò le mie vedute con una attività in sede europea la mia base resterà sempre la mia amata terra.

Come pensate di iniziare l'attività dell'Organizzazione?
«Il progetto lo abbiamo redatto insieme all'amico e presidente, l'avvocato Giammarco Florenzani. All'inizio la nostra attività sarà di ascolto e di aiuto primario alle famiglie ed imprese lasciate sole. Poi il nostro progetto prevede quello di reintroduzione nel mondo del lavoro con attività di professionalizzazione. L'aspetto più importante sarà consentire l'accesso ai fondi Europei che ci auguriamo arrivino presto. La nostra forza sarà quella di aggregare più persone possibili e coinvolgere nell'organizzazione quelle imprese più fortunate non colpite dalla crisi con un'attività di fundraising. Siamo e saremo al servizio del popolo».