Tra i quattro istituti della diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino inseriti nel Sistema culturale regionale, oltre all'archivio storico di Veroli, ci sono quello di Ferentino, la biblioteca diocesana del seminario vescovile di Ferentino e il museo diocesano sempre della città gigliata. Essere entrati a far parte dell'organizzazione dei servizi culturali regionali - oltre a certificare la qualità degli istituti culturali - faciliterà anche una maggiore conoscenza tra i lettori, i ricercatori e i visitatori.

La biblioteca diocesana del seminario vescovile di Ferentino, che annovera un patrimonio di circa 26.000 volumi, è stata recentemente riordinata e grazie ad un ininterrotto lavoro di catalogazione, avviato negli ultimi anni, è arrivata attualmente a rendere consultabili sull'OPAC regionale circa 17.000 volumi. Nel 2020 la direzione della biblioteca ha voluto fortemente realizzare anche una sezione dedicata ai bambini e ragazzi. L'iniziativa è nata con l'intenzione di aprire le porte della biblioteca anche ai più piccoli, nella convinzione, come riferisce la direttrice Luisa Alonzi, che lettori si diventa da piccoli. Sempre nel seminario di Ferentino è conservato dal 2017 anche l'archivio storico diocesano di Ferentino.

La fruizione al pubblico, le ricerche di studiosi universitari o appassionati di storia locale sono sempre state un fiore all'occhiello sia per la biblioteca sia per le due sezioni dell'archivio storico diocesano che per il museo diocesano. Questo ha sede nel Palazzo Episcopale di Ferentino, nelle immediate adiacenze della la Cattedrale. Istituito nel 2011, il Museo accoglie opere della Cattedrale e beni, in disuso o già in condizioni di non idonea conservazione, provenienti da diversi luoghi di culto della Diocesi. Le pareti ospitano dipinti di soggetto profano, provenienti da lasciti, e le pale realizzate tra i secoli XVII e XVIII per gli altari della cattedrale.

Tutti i beni, riferisce la direttrice Paola Apreda, sono stati catalogati secondo le norme ICCD grazie alla catalogazione promossa dalla CEI, che, inoltre, destina annualmente contributi per interventi di conservazione e valorizzazione. L'apertura al pubblico è garantita grazie alla Pro loco a cui è affidata l'accoglienza del visitatore.