Manganese oltre i limiti previsti dalla soglia fissata per legge: sono queste le prime informazioni legate alle analisi private fatte eseguire dagli ambientalisti, con il supporto dei cittadini, nella zona che costeggia il Rapido, tra Cassino e Sant'Elia, a ridosso della diga che insiste in territorio santeliano. «La spiacevole scoperta è arrivata dalle ultime analisi, effettuate proprio a ridosso della diga nell'ambito del monitoraggio che l'Ansmi sezione di Frosinone e Gre (Gruppi ricerca ecologica), stanno portando avanti da diverso tempo in quest'area, in collaborazione con Italia Nostra e Anpana sezione di Frosinone» spiegano gli ambientalisti, che chiedono che adesso i controlli vengano eseguiti per arrivare alla "fonte" dell'inquinamento.

La questione non è nuova: la presenza di acque rosse a Cassino, Caira e Sant'Elia è finita già sotto ai riflettori. Con l'intervento anche di Striscia, della Rai e di altre tv proprio nella zona della diga. I sospetti ora sono confermati dalle analisi privare. «I dati, analizzati dal laboratorio chimico privato, hanno riscontrato il superamento della concentrazione soglia di contaminazione (Csc), per il manganese 100 volte superiore alla soglia; il ferro, 5 volte superiore, l'alluminio (2,75), l'arsenico (2,3) nelle acque di falda superficiale.

Si tratta di metalli inquinanti. Il manganese può avere anche un'origine naturale (o litologica) ma rispetto ai valori di fondo nel terreno (analizzati a 1.135 metri a valle) la presenza di inquinamento da manganese nelle acque di falda è notevolmente alta. Forse figlia di interramenti di rifiuti. Inutile dire che è necessaria un'opera di circoscrizione e caratterizzazione di tutta l'area da parte dell'autorità competente. Si ringraziano i cittadini di Sant'Elia, Cassino e Cervaro, per il contributo economico per le analisi» hanno aggiunto gli ambientalisti.