Accusati di furto nel 2006 in un noto esercizio commerciale di Cassino finiscono a processo e vengono condannati a circa due anni di reclusione in primo grado. Fanno ricorso ma la Corte d'Appello di Roma stabilisce che il capo d'imputazione non fosse furto bensì rapina. E rimanda tutto a Cassino.

Nel frattempo viene anche presentato ricorso in Cassazione contro la decisione di riportare tutto al punto di partenza, richiesta però non accolta. Così tre uomini originari di Napoli di 36, 38 e 44 anni dopo aver affrontato un processo sono praticamente tornati allo start del procedimento. E ieri mattina sono comparsi davanti al gup di Cassino assistiti dall'avvocato Armando Pacione per l'ipotesi di rapina.

Ai tre viene chiesto conto del furto di alcuni abiti sottratti a un noto negozio di abbigliamento su viale Dante. A seguito del quale ingaggiarono una folle corsa, proseguita anche in autostrada. Per l'accusa, avrebbero tentato di speronare anche l'auto degli agenti.

Ecco perché, secondo i giudici capitolini, l'imputazione sarebbe dovuta essere un'altra. Ieri udienza gup, con la "rinnovata imputazione", ma per una eccezione sulla regolarità della notifica e rinvio a novembre per la rinnovazione. E la decisione di prosciogliere o rinviare a giudizio, nuovamente, i tre napoletani.