Sovraffollamento, celle troppo piccole o servizi non adeguati: se la permanenza negli istituti detentivi non è consona o peggio ancora se rientra in quei casi di trattamenti inumani o degradanti, la pena può essere ridotta. E si può ottenere un risarcimento.
Una sentenza che farà giurisprudenza, quella che ha riguardato un detenuto originario di Anagni ma trasferito per un periodo nel carcere di Cassino. Che, affidandosi all'avvocato Antonio Ceccani, ha chiesto di vedere accolte le proprie istanze in relazione alla detenzione nel carcere San Domenico di Cassino. 

Nel dettaglio, il detenuto aveva sollevato questioni relative a un «pregiudizio relativo alla violazione del diritto fondamentale quale sancito dall'articolo 3 Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali adottata a Roma il 4 novembre 1950 e resa esecutiva con la legge del 4 agosto 1955 secondo la quale "Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene degradanti o a trattamenti inumani"». Il detenuto ha evidenziato, attraverso l'avvocato Ceccani, che durante la carcerazione eseguita nell'istituto di Cassino avrebbe «subito un pregiudizio tale da violare l'articolo 3 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali. In particolare, ha lamentato una generale condizione di sovraffollamento avendo condiviso la cella con un numero di compagni superiore alla capienza regolamentare».

Questo per diversi mesi del 2020 in cui è stato recluso a Cassino. Il detenuto, come sottolineato ancora nella recente sentenza, ha occupato diverse camere detentive. La cella, al netto degli arredi, non può avere una soglia minima di spazio vitale inferiore ai 3 metri quadrati. Invece, nell'aprile, maggio e giugno 2020 - per un totale di 58 giorni - il numero degli occupanti salito a sette avrebbe reso tale spazio pari a 2,39 metri quadrati.

Per i periodi di detenzione residui, lo spazio vitale è risultato superiore ai 3 metri quadrati, non è stata ravvisata alcuna violazione dell'articolo Cedu; i servizi, i riscaldamenti e le ore di socialità sono stati rispettati appieno. L'accoglimento del reclamo è stato parziale.
Per quei 58 giorni, però, il magistrato di sorveglianza ha disposto una riduzione della pena detentiva di cinque giorni e una somma di 64 euro per il residuo.