Con il tir aveva sfondato il guardrail ed era precipitato. Per lui, Marco D'Arpino, 46 anni, non c'era stato nulla da fare. Ma per quella morte non ci sarà un processo. La procura ha archiviato il caso, ma la moglie Luigia Iannarilli non si arrende. Continua a chiedere giustizia per il marito, per il padre dei loro figli.

«La negligenza non è stata sua, è stata di qualcun altro. Non ho nessuna intenzione di fermarmi perché non è giusto che quanto accaduto venga percepito come un incidente fatale». Ha raccontato Luigia ai microfoni della trasmissione de "Le Iene", nel servizio andato in onda martedì.

Con Luigi Pelazza sono stati ricostruiti gli ultimi istanti di vita di Marco che il 6 luglio del 2017 è finito in fondo a una scarpata, sull'autostrada tra l'allacciamento A1/Variante di Valico e Sasso Marconi. Il verolano procedeva in direzione Bologna, quando si è verificato l'incidente. Le Iene hanno acceso i riflettori sulle barriere in cemento sull'autostrada. E ha indagato sul loro posizionamento corretto e sui vari tipi di barriere possibili per impedire tragici incidenti del genere. Per il gip non c'è prova di omissioni relative alla corretta installazione dei new jersey, si è trattato di un urto eccezionale.

La famiglia D'Arpino, rappresentata dall'avvocato Maria Cecilia Ferraresi, non si arrende e valuta di intraprendere un'azione civile a tutela della moglie e dei figli. La morte di D'Arpino si poteva evitare? Secondo l'ingegnere consulente tecnico della famiglia quel tratto di strada andava protetto con barriere bordo ponte. Nell'indagine de Le Iene si è cercato di fare luce sulla sicurezza delle barriere che non dovrebbero spostarsi neanche di un centimetro.