A poche ore dalla prossima udienza fissata per domani per il processo aperto sulla morte di Serena Mollicone Maria, figlia del brigadiere Tuzi, decide di ascoltare le registrazioni degli interrogatori che precedono di poco la morte del padre. Una esperienza difficile, affrontata con i familiari e con l'avvocato Castellucci. «Per arrivare preparata a quel momento» spiega. Perché, nonostante abbia letto e riletto quelle carte, un conto è capire con gli occhi della mente. Un conto farlo con il cuore. Quelle parole, che da un lato le hanno riaperto il cassetto della memoria (mai chiuso) riproponendo la voce ferma, garbata e tanto familiare del padre, dall'altro hanno rinnovato il dolore.

«Non sembrava quasi lui. Una voce diversa, tanto da farci pensare che quasi piangesse. La voce di una persona che ha tanta paura. E parlo, ovviamentem del secondo interrogatorio, quello in cui "ritratta"» aggiunge. Maria Tuzi, ora in campo nel processo Mollicone, sa che non sarà una battaglia facile. Nella scorsa udienza le parti hanno chiesto che fossero riprodotti in udienza gli interrogatori di Santino Tuzi, da far ascoltare alla Corte d'Assise e alle parti. Così dopo tredici anni Maria ha scelto di voler ascoltare quelle parole prima da sola, per saper affrontare tutto questo rinnovato dolore in aula con spirito diverso.

Il brigadiere Santino Tuzi, lo ricordiamo, è un tassello fondamentale nel processo Mollicone: è Santino che - dicono gli inquirenti - per primo indica la presenza di Serena in caserma nel giorno della sua scomparsa. Un elemento non di poco conto, sottolineato anche dal procuratore D'Emmanuele. Il caso del brigadiere che morì tre giorni dopo essere stato ascoltato sull'omicidio di Serena, con l'impegno di essere risentito in un successivo confronto, non presenta solo punti di contatto tra le due storie: il nesso - poi confermato dalla procura con la riunione dei fascicoli - è in quella inedita intercettazione ambientale saltata fuori a distanza di 11 anni. Una intercettazione che confermerebbe le ipotesi della figlia Maria: Santino non scelse di togliersi la vita e non lo fece per amore. Il brigadiere pochi giorni dopo l'interrogatorio in procura venne chiamato per confermare quanto riferito ma a quell'appuntamento non arrivò mai: l'11 aprile del 2008 si tolse la vita - si ipotizzerà - con un colpo di pistola.

Il caso, aperto come omicidio, verrà derubricato come istigazione al suicidio. Poi seppellito come suicidio. Insieme a una valanga di stranezze, come la pistola, i colpi e tanti altri elementi. «Mio padre nella prima dichiarazione avrebbe fornito elementi importanti nella ricostruzione. La sua voce era quella di sempre: ferma, calma. Poi nella seconda registrazione degli interrogatori ascoltata la sua voce cambia. Ritratta tutto. Dice che non conosce neppure Serena: cosa impossibile - continua Maria - Posso solo immaginare cosa abbia provato.

Nelle parole si percepisce tutta la preoccupazione, la paura. Lui era forte, sicuro: non avevamo mai visto papà fragile. Come figlia non avrei mai dovuto ascoltare quel tono, nessuno dovrebbe stare al mio posto». «Ricordo che la sera prima della sua morte era a cena a casa mia, non ha fatto trasparire nulla. Impossibile non pensare: chissà cosa doveva avere dentro». È importante che vengano ascoltate anche in udienza, prosegue. E aggiunge: «Continuo a chiedere, come fatto in passato, a chiunque sappia di parlare. Adesso».

La trasmissione su Nove
Domenica sera su Nove, per Discovery+, è andata in onda una certosina ricostruzione del caso, con il professor Lavorino come consulente della famiglia Mottola e l'avvocato Germani, i consulenti di parte civile - il generale Garofano e la dottoressa Volpini - insieme a Belli, a testimoni e giornalisti che seguirono il caso dall'inizio. Immagini di repertorio e un'attenta analisi. In cui non poteva mancare l'intervista a Maria Tuzi. Una ricostruzione che andrà ancora in onda sabato alle 21.30.