La nuova tariffa dell'acqua rischia di essere troppo bassa. E l'Acea Ato 5 - per alzarla - fa ricorso al Tar contro la proposta assunta dalla Conferenza dei sindaci il 10 marzo per il periodo 2020-2023. Secondo il gestore del servizio idrico che lamenta un «grave e irreparabile pregiudizio» per «l'inadeguatezza dell'aumento tariffario e il mancato riconoscimento di costi per circa cinque milioni e mezzo annui per il quadriennio regolatorio» sono «a rischio la continuità della gestione o la qualità del servizio e la realizzabilità degli investimenti programmati».

Nello specifico - sostiene l'azienda romana nel suo ricorso al tribunale amministrativo - «il piano tariffario approvato con la deliberazione impugnata, in effetti, reca a partire dal 2024 un theta e quindi una variazione tariffaria errata, essendo indicata quella della iniziale e ben diversa proposta del 26 febbraio. Una volta che tuttavia si effettui il calcolo corretto emerge non solo l'erroneità di ogni theta indicata (il che può ritenersi un errore di rappresentazione irrilevante) ma che nell'anno 2024 il theta previsto è superiore al limite previsto dall'articolo 5 del Mti 3».

Secondo il gestore del servizio idrico «il piano economico tariffario previsto e approvato dalla Conferenza dei sindaci, si prevede l'equilibrio economico e finanziario applicando nel 2024 un aumento delle tariffe pari al 15,72% più che doppio rispetto al limite di prezzo e di variazione tariffaria/theta (7,7%) applicabile ad Acea Ato5 in ragione dello schema tariffario di riferimento».

In pratica - sostiene l'Acea Ato 5 - la Conferenza dei sindaci «prevede una tariffa troppo bassa... sostanzialmente inidonea alla copertura integrale dei costi (ivi inclusi quelli già sostenuti e quelli legati alla morosità) e degli investimenti programmati previsti... e affatto inidonea a iniziare un recupero dei notevoli conguagli maturati nel tempo dal gestore (e già riconosciuti dall'Egato 5 nelle precedenti determinazioni tariffarie)».

Da ciò per Acea ne discende «una notevole criticità finanziaria», «una situazione palesemente anticoncorrenziale» e la deresponsabilizzazione della «attuale classe politica dei Comuni componenti l'Egato 5».
Sul punto l'Acea Ato 5 è intervenuta con una nota per ribadire che «in linea con il piano economico finanziario precedentemente approvato dalla Conferenza dei sindaci e con quanto condiviso nel mese di dicembre 2019 con la Segreteria tecnico operativa dell'Ambito, Acea Ato 5 ha applicato, invece, per il 2020, un incremento del 7,7% conformemente a quanto previsto dal metodo stabilito dall'Arera e all'adeguamento annuale del piano tariffario. Altresì, la proposta tariffaria del gestore, per gli anni successivi al 2020, non prevede incrementi tariffari superiori al 7,7%».

Peraltro, va aggiunto, in base alle risultanze di una recente inchiesta della procura di Frosinone, giunta alla fase della conclusione delle indagini preliminari, che ha messo sotto accusa ex amministratori di Acea Ato 5, collegio sindacale, revisori dei conti e Sto per il periodo 2014-2017, questi avrebbero «concorso a determinare, fra l'altro, una tariffa da applicare all'utenza di importo maggiore di quello che si sarebbe determinato in presenza delle corrette appostazioni dei costi e delle dovute informazioni nonché ingiusti profitti per Acea Ato 5 spa».