Lo scorso 26 aprile, con le prime aperture disposte dal Governo nell'ambito della revisione delle misure di contenimento della pandemia di Covid, anche il settore della ristorazione è ripartito, sia pure in maniera per ora limitata (si può mangiare solo nelle aree esterne dei locali e fino alle 22, resta l'asporto). Tutti gli operatori si sono immediatamente rimboccati le maniche con grande impegno cercando di recuperare il tempo perso per i ripetuti (ma necessari) lockdown e per le varie restrizioni. Per tracciare un bilancio di questi primi 20 giorni di riapertura parziale abbiamo raccolto il parere di Gianni Lupo, titolare del ristorante "Osteria New York" di Broccostella, e di Paolo Vinci, titolare di "Bacco e Ciacco" a Tecchiena di Alatri.

Gianni Lupo (Osteria New York –Broccostella) Il 26 aprile c'è stata questa prima, anche se parziale, riapertura: che tipo di bilancio tracciate? «Sicuramente positivo. La gente ha tanta voglia di uscire e di normalità e quindi si è subito riattivato un bel movimento di clienti. E aggiungo che vedo tanta educazione nei cittadini e rispetto delle regole di sicurezza anti Covid».

Quindi, siete soddisfatti…
«Sì, lo siamo, ed è normale che sia così dopo tanta attesa. Anche perché con noi lavorano 10 persone, abbiano costi fissi alti, ci sono spese di tutti i tipi e se non si riapriva si correva il serio rischio di chiudere tutti quanti».

Ha parlato di rispetto delle misure di sicurezza da parte dei clienti: un fatto molto positivo! «Certamente. Almeno nel mio locale è così. La gente prenota, non crea assembramenti e rispetta tutte le regole. Insomma, vedo persone molto attente e informate su ciò che possono e non possono fare».

Come vi siete attrezzati per questa riapertura negli spazi esterni?
«Abbiamo installato una grande tenda chiudibile e abbiamo posizionato una serie di "funghi"per il riscaldamento nelle ore e nei giorni più freddi. Abbiamo dovuto investire altri soldi per metterci in regola ma non c'era altro da fare. Ora offriamo circa 60 posti esterni.
Prima ne avevo 100 dentro e 60 fuori, quindi la perdita secca in fatto di "coperti" è stata pari a 100».

Secondo voi sarebbero state possibili alternative a questa soluzione?
«Sì. Si doveva permettere l'accesso anche nelle sale interne facendo rispettare il distanziamento fisico tra la clientela e poi si sarebbe dovuto spostare il coprifuoco almeno alle 23, visto che a volte alle 22 la gente non ha neppure finito il secondo. Il problema sta tutto negli assembramenti e con la distanza non ci sarebbero stati neppure dentro. Al contrario, io vedo gruppi e folla davanti ai locali e così si rischia di vanificare tutto. Servono controlli e denunce perché non è giusto che il mio lavoro e i miei investimenti debbano essere rovinati da colleghi che ignorano le norme e provocano assembramenti: per colpa degli irresponsabili ci rimettiamo tutti».

Cosa vuole dire a questi colleghi?
«Gli lancio un appello – a loro e alla popolazione affinché rispettino e facciano rispettare le misure di sicurezza. Lo dico per evitare di tornare nuovamente indietro a causa di chi va in piazza senza criterio e dei tanti giovani che non usano precauzioni e poi portano il virus in casa».

Al Governo cosa chiedete?
«Premesso che hanno sbagliato in tante cose, ora vorremmo lo spostamento del coprifuoco e la possibilità di lavorare anche all'interno. E poi voglio evidenziare quanto irrisori siano stati gli aiuti ricevuti, pari si e noal 3% del mancato fatturato. A noi hanno dato 11mila euro, praticamente niente rispetto alle perdite. Speriamo nel futuro, nei vaccini e in una riapertura generale. E che la gente sia responsabile, non come lo scorso anno».

Paolo Vinci (Bacco e Ciacco –Tecchiena di Alatri Quale bilancio di questi primi 20 giorni?
«Il lavoro è ripartito molto lentamente. Il maggiore afflusso lo registriamo la domenica, specie a pranzo, durante la settimana invece riusciamo a fare giusto qualche coperto di giorno mentre la sera, con il coprifuoco alle 22 e le temperature ancora basse, si lavora poco e niente. Potendo operare solo fuori, inoltre, c'è anche il rischio di fare la spesa e di doverla poi tenere dentro per l'improvviso maltempo».

Come vi siete attrezzati?
«Per fortuna abbiamo un bel giardino dove abbiamo sistemato alcuni gazebo con 60 posti. Dentro ne avevamo 80, quindi la perdita è stata limitata a 20 posti».

Siete soddisfatti delle ultime decisioni del Governo?
«Come si fa ad esserlo? Dovevano allungare il coprifuoco alle 23 o anche alle 24. Ma soprattutto dovevano darci la possibilità di lavorare anche nelle sale interne fuori fa ancora freddo e la gente è riluttante a mangiare con i giubboni – ovviamente garantendo il distanziamento fra i clienti. Per riaprire abbiamo dovuto spendere altri soldi: speriamo che allentino ancora le restrizioni, visto che la curva dei contagi è da tempo incostante ribasso, e ci permettano di lavorare a pieno regime».

Come guardate al futuro?
«Dobbiamo essere fiduciosi per forza, siamo pronti a lavorare sodo e ad offrire alla clientela il migliore servizio possibile. La nostra speranza è che arrivino presto il bel tempo e il caldo, così da poter sfruttare al meglio gli spazi esterni, e poi, ovviamente, l'auspicio è che la campagna di vaccinazioni prosegua e acceleri in modo da buttarci al più presto alle spalle questo incubo del Covid per poter tornare a quella normalità che tutti desiderano. Ne ha bisogno la popolazione e ne abbiamo necessità noi operatori: perché sulle nostre spalle gravano spese e impegni economici sospesi durante i lockdown e che vogliamo onorare in tempi rapidi. Il nostro settore è stato il più colpito e i ristori sono serviti a poco. Dopo oltre un anno di crisi serve una cura da cavallo».