«Una sera ho ricevuto una telefonata da Roberto e mi dice: "Sono un amico di Paolo. Volevo dirle non è vero che si è suicidato, ma lo hanno ammazzato e lo sanno anche altri". Io sono rimasta scioccata e un po' spaventata». A parlare davanti alla Corte d'assise di Frosinone chiamata a giudicare Daniele Cestra, 43 anni di Sabaudia, accusato di un duplice omicidio nella casa circondariale di Frosinone, è la moglie di una vittima, Pietro Paolo Bassi. La donna, pugliese, chiamata dalla parte civile, racconta al presidente Mancini, al giudice a latere Doglietto e ai giudici popolari la telefonata ricevuta da un anonimo.

All'avvocato di parte civile Rolando Iorio la donna nega che il marito abbia avuto intenzione di suicidarsi. «Ha affrontato con serenità gli anni di carcere ha detto perché non poteva fare diversamente». Quindi ha raccontato di come è venuta a conoscenza dell'episodio di cui è rimasto vittima il coniuge: «4/5 giorni dopo ho ricevuto una comunicazione dal carcere di Frosinone che mi diceva che era ricoverato per accertamenti. L'avevo sentito pochi giorni prima al telefono e mi è sembrato strano, se doveva fare degli accertamenti me l'avrebbe detto. Tramite il cappellano del carcere sono venuta a sapere cosa era successo».

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