Fusto sospetto individuato nell'alveo del fiume Rapido, affiorato a causa della secca. Gli ambientalisti ne indicano la presenza e gli inquirenti fanno scattare il sequestro preventivo. Un'attività congiunta, posta in essere dagli agenti della polizia municipale di Sant'Elia coordinati dal comandante Ferrara e dai carabinieri forestali della stazione di Vallerotonda.

Il fusto da circa 200 litri che diversi anni prima poteva contenere sostanze come vernici, solventi o altri liquidi appare ormai svuotato, accartocciato e arrugginito. È stato rinvenuto sabato scorso a non molta distanza dalla diga durante attività di monitoraggio dei Gruppi Ricerca Ecologica (Gre) e della Sezione Ansmi provinciale. A pochi passi, un altro pezzo di ferro, parte dello stesso bidone o di un secondo. E, un po' più in là, altri residui di rifiuti sanitari: boccette in vetro e pezzi di cannule tra la ghiaia e la terra.

Il fusto è stato sottoposto a sequestro preventivo in attesa delle analisi dell'Arpa Lazio. «Il nostro auspicio è che si proceda con un'indagine approfondita che porti a scandagliare l'alveo del fiume Rapido e un po' più a valle per scongiurare la presenza di fusti o materiali sepolti - hanno spiegato gli ambientalisti - L'operazione fa parte di una più vasta attività di monitoraggio che va avanti da anni, per individuare la fonte delle cosiddette "acque rosse". Dopo i campionamenti effettuati, le prime analisi hanno certificato la presenza di alcuni metalli pesanti».

La battaglia, dunque, va avanti. L'area su cui operare, cercando di andare a fondo, è estesa. «Non cerchiamo il "colpevole", non è una caccia alla streghe. La possibilità di individuare la fonte e di circoscrivere le zone che potenzialmente risultano a rischio è solo per la salute». Una volta eseguiti tutti gli accertamenti, se le ipotesi dovessero trovare ulteriori riscontri scientifici, potrebbe essere delineata un'area a cavallo tra più Comuni, magari da inserire in mirate richieste di fondi per la bonifica.

Un passaggio affatto facile. Ma l'impegno degli ambientalisti è sempre massimo. Intanto si attendono gli accertamenti Arpa sul bidone appena sequestrato per avere qualche elemento in più sulla sua origine.