Stava guidando quando all'improvviso ha percepito la caduta di un oggetto da sotto il cruscotto. Si è subito fermato e ha scoperto che l'oggetto in questione corrispondeva a una "cimice". Un apparecchio con fili che terminavano con due piccoli microfoni posti sotto il parasole.

È quanto ha scoperto e per cui ha sporto denuncia ai carabinieri, Michael Ciotoli, trentenne di Ceccano, finito alla ribalta della cronaca anni fa per l'omicidio di Emanuele Morganti. Ciotoli infatti è uno dei quattro buttafuori indagati per la morte del ventenne di Alatri, avvenuta a marzo del 2017. Il trentenne, insieme agli altri tre buttafuori, è stato prosciolto nel 2018.

Ciotoli ha presentato, quindi, la denuncia contro ignoti alle forze dell'o dine, sostenendo di non essere in grado di riferire chi possa aver collocato l'apparecchio, tantomeno il lasso di tempo in cui è stato installato.
Ha quindi consegnato l'apparecchio per gli accertamenti del caso.

Su quanto accaduto è intervenuto il difensore di Ciotoli, l'avvocato Giampiero Vellucci. «Si tratta di un fatto gravissimo - dichiara l'avvocato Vellucci - perché o ci sono nuove indagini e, se non coperte da un'autorizzazione dall'autorità giudiziaria sono da ritenersi assolutamente illegali, oppure si tratta del residuo, dimenticato, di un apparato di intercettazione ambientale utilizzato in passato. Circostanza questa non assolutamente condivisibile. Il mio assistito, dopo la bruttissima esperienza processuale nel corso della quale ha dovuto subire attacchi di ogni tipo alla propria persona e alla propria famiglia, da tre anni si sta dedicando solo al lavoro e ai familiari, come può essere testimoniato da diverse persone».

Dunque la denuncia presentata da Ciotoli per fare luce sull'installazione dell'apparecchio nell'auto di proprietà della compagna ma utilizzata da lui.