Rigettate tutte le eccezioni, nessuna esclusa.
Il dibattimento è stato aperto nei confronti dei Mottola, di Quatrale e pure di Suprano sulla cui posizione erano state avanzate eccezioni tali, nella precedente udienza, da renderne ipotizzabile pure l'estromissione già all'inizio del processo.

Seconda udienza in ateneo per il delitto Mollicone, presente accanto al padre Franco (per la prima volta in aula) anche Marco, il figlio dell'ex maresciallo di Arce.
Non rilascia alcuna intervista, resta in silenzio dietro alla mascherina scura, e ascolta accanto al padre e al pool della difesa (gli avvocati Di Giuseppe, Marsella, Germani e i consulenti rappresentati dal professor Lavorino) la valanga di questioni tecniche finita ieri davanti alla Corte. Assente, invece, la madre Anna Maria. A pochi metri da lui, Francesco Suprano, con gli avvocati Mancini e Germani, e l'altro militare coinvolto: Vincenzo Quatrale, assistito dai legali Candido e D'Arpino.

Nella precedente udienza la difesa dei Mottola aveva formulato un'eccezione sulla correttezza della formazione del fascicolo dibattimentale, chiedendo l'esclusione della relazione della consulenza tecnica a firma della professoressa Cattaneo, soprattutto in riferimento ai passaggi sulla porta considerata l'arma del delitto; la difesa di Quatrale, aveva aderito a questa linea eccependo l'inammissibilità di un capo d'imputazione, la nullità per illogicità nella descrizione, la contraddittorietà e la indeterminatezza in relazione al suicidio del brigadiere Santino Tuzi; la difesa di Suprano, invece, aveva puntato sul principio del ne "bis in idem": Suprano era già stato indagato per lo stesso reato di favoreggiamento nei confronti della famiglia Mottola «conclusosi con un decreto di archiviazione, con decreto di riapertura delle indagini emesso soltanto nei confronti di altri soggetti e non nei suoi» aveva sostenuto la difesa dell'ufficiale. Tale che l'aver indicato «lo stesso numero di Rgnr non poteva essere considerato un motivo sufficiente ad aggirare la mancata emissione del decreto di riapertura delle indagini».

Il pm Beatrice Siravo, prima di ogni altro passaggio, ha replicato duramente, richiamando le difese ai principi di correttezza del codice deontologico, sottolineando poi che «non si trattava di una riapertura ma di una prosecuzione d'indagine. Che implica che il numero di Rgnr non cambi». «Quando il gip ha disposto ulteriori indagini nei confronti dei Mottola, quindi non l'apertura ex novo ma la prosecuzione delle stesse, ha stralciato la posizione di Suprano sia per l'omicidio che per il favoreggiamento» aggiunge. «La questione non è legata alla possibilità che Suprano abbia visto Serena entrare in caserma poiché non era in servizio, ma per la pubblica accusa l'ufficiale avrebbe firmato un ordine di servizio che riteniamo falso. Ancora: altra questione la porta dell'alloggio, riconsegnata alla collega Perna quando venne eseguita l'ispezione nella caserma di Arce».

Su Quatrale, spiega ancora il pm, i fatti contestati risulterebbero altresì «molto specifici, vedendo così garantito il diritto di difesa». Ovviamente nel merito, aggiunge, verrà tutto affrontato in dibattimento.
Sull'inutilizzabilità della consulenza della Cattaneo nei confronti di Quatrale, il pm ribadisce poi che nel 2016 lo stesso non fosse indagato: la sua iscrizione nel registro degli indagati risale al novembre del 2017. Le difese di Suprano controbattono con forza, ponendo richieste aggiuntive. «Dal marzo 2008 la situazione è cristallizzata. Se di favoreggiamento stiamo parlare, si tratta pur sempre di reati istantanei senza il carattere delle continuità. A nostro giudizio le circostanze apportate oggi dalla pubblica accusa sono insostenibili» tuona Germani. La Corte si ritira.

La scelta
Eccezioni rigettate. Suprano resta nel processo.
Il presidente spiega: «Non sarebbe lo stesso fatto, quello contestato. Sia da un punto di vista temporale che fattuale». E, inoltre, «erano state eseguite nuove indagini sul corpo di Serena». La Corte ha anche puntualizzato sulla modalità con la quale Suprano era stato ascoltato (nella veste di persona informata sui fatti): altro elemento diventato campo della accesa battaglia legale. Quindi le difese delle altre parti comprese quelle civili gli avvocati Salera, De Santis e Nardoni per la famiglia Mollicone; Castellucci per Maria Tuzi, Radice per il Comune di Arce e la difesa dell'Arma hanno avanzato una serie di richieste. Sia sull'esclusione di alcuni testimoni dalle liste come un avvocato che incentrò la sua tesi sul caso Mollicone o (come chiesto dalla difesa dei Mottola) di un residente Arce chiamato a riferire sullo spaccio in paese.

Nonché sulla possibilità di ascoltare lo stesso zio di Serena sulla sua battaglia contro la droga negli anni in cui Arce diventò, come più volte riferito da Guglielmo, crocevia di traffici illegali. Con un triste primato di overdose e di giovani vite spezzate. Chiesta infine dal pm l'estromissione di alcuni testimoni indicati dagli imputati come i pm Carlo Morra e Maria Perna che seguirono (prima della dottoressa Siravo) il caso di Serena: testimonianze vietate dalla legge.

Stilato il calendario: si torna in aula il 21 maggio per ascoltare tre militari che eseguirono i rilievi sul posto in cui venne ritrovato il corpo della studentessa, poi ancora il 28 maggio; l'11 e il 18 giugno; il 2, il 16 e il 9 luglio. Si entra nel vivo.