Caos al San Domenico, a renderlo noto il Sappe attraverso una nota. Proprio dal sindacato arriva l'allarme: «Una situazione insostenibile ma si continua a sottovalutare le gravità penitenziarie nel Lazio».

Sembrerebbe che un detenuto abbia perso il controllo distruggendo parte della sezione detentiva che lo ospitava e arrivando a minacciare alcuni agenti.
Secondo quanto spiegato dal sindacato: «Prima ha distrutto tutto quello che poteva nella sezione del carcere di Cassino dove è ristretto, poi ha minacciato e tentato di colpire con dei ferri i poliziotti penitenziari di servizio intervenuti per contenere le sue intemperanze.
Protagonista giovedì un detenuto del carcere di Cassino».

A darne notizia è Maurizio Somma, segretario nazionale per il Lazio del sindacato autonomo polizia penitenziaria, Sappe, il primo e più rappresentativo della categoria. «Sono stati momenti di alta tensione, gestiti al meglio dal personale di polizia penitenziaria che con grande professionalità ha impedito conseguenze più gravi all'interno del carcere di Cassino - si legge nella nota - Giovedì un detenuto italiano psichiatrico di circa 50 anni ha staccato alcuni ferri dal cancello della cella, della lunghezza di circa 1 metro ciascuno, con i quali ha iniziato a minacciare il personale in servizio e distruggendo nel contempo suppellettili nella sezione. La situazione penitenziaria nel Lazio è sempre più allarmante, come dimostrano i gravi fatti accaduti recentemente nelle carceri di Rebibbia ed all'Ipm di Roma Casal del Marmo».

Il segretario generale del Sappe, Donato Capece evidenzia: «Tanta la professionalità, la competenza e l'umanità che ogni giorno contraddistingue l'operato delle donne e degli uomini della polizia penitenziaria con tutti i detenuti per garantire una carcerazione umana e attenta pur in presenza ormai da annidi oggettive difficoltà operative, le gravi carenze di organico di poliziotti, le strutture spesso inadeguate. Attenti e sensibili, noi poliziotti penitenziari, alle difficoltà di tutti i detenuti, indipendentemente dalle condizioni sociali o dalla gravità del reato commesso. Ma che corrono rischi e pericoli ogni giorno».

Capece ricorda: «Da mesi il Sappe denuncia al ministero della Giustizia e al Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria l'assenza di provvedimenti che contrastino le continue violenze in carcere e le aggressioni alle donne e agli uomini in divisa. Riteniamo che la grave situazione in cui versano le carceri italiane impone un'inversione di marcia da parte del vertice politico e amministrativo del Ministero più in generale del governo. Necessarie strategie di contrasto del disagio che vive il corpo di polizia penitenziaria».