«Siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa. Ci siamo trovati su una stessa barca fragili e disorientati, ma allo stesso tempo importanti e necessari, chiamati a remare insieme ea confortarci a vicenda. Su questa barca ci siamo tutti.
E ci siamo accorti che non possiamo andare avanti ciascuno per conto suo. Ma solo insieme. Nessuno si salva da solo».

Le parole di Papa Francesco, ancora oggi, risuonano forte. La tempesta del Covid si è abbattuta violenta sull'Italia e ha messo a nudo i problemi di una società che, indaffarata nella rincorsa al successo e nei personalismi, troppo spesso ha lasciato indietro i più fragili. Anzi, la forbice tra coloro i quali hanno e tra coloro i quali, invece, non hanno si è fatta più ampia.
E i nuovi poveri sono aumentati.

Una delle riprove è contenuta nell'osservatorio della Caritas diocesana di Frosinone-Veroli-Ferentino. Il rapporto 2020, presentato ieri nella curia vescovile del capoluogo, monitora e raccoglie periodicamente le informazioni sui servizi diocesani di aiuto e di accompagnamento. Tra questi ci sono nove centri di ascolto, trenta centri parrocchiali, la mensa per i poveri, il centro di ascolto nel carcere, due dormitori, lo sportello antiviolenza, il servizio di monitoraggio attivo degli anziani, la fondazione antiusura Goel.

Il rapporto, che intende rappresentare lo spaccato di vita, le condizioni di sofferenza e le povertà rilevate nel territorio diocesano nel corso dello scorso anno, evidenzia che «la pandemia ha inciso sulla totalità delle persone che si sono rivolte ai servizi diocesani.
E in molti casi ha attivato le condizioni economiche e lavorative per il passaggio da una condizione di medio rischio di emarginazione sociale a una condizione di povertà relativa o assoluta».

Da uno sguardo di insieme risulta evidente la condizione generale di disagio. Nel 2020 la mensa per i poveri ha fronteggiato una richiesta di aiuto cinque volte superiore a quella ordinaria, con picchi di frequenza durante i mesi di lockdown. Sono state 652 le persone che si sono recate alla mensa durante il corso dell'anno. Di queste 138 minori. Nel periodo 2014-2019 erano stato circa 360. Un altro dato significativo: se a gennaio dello scorso anno i pasti giornalieri erano 60 a giugno hanno raggiunto il picco di 310.

Dal monitoraggio costante della Caritas, inoltre, si nota che nel 2020 oltre 1.900 persone per la prima volta si sono rivolte ai servizi diocesani o che, pur essendo già nella rete di assistenza, hanno visto  peggiorare di parecchio la propria condizione economica-lavorativa.
In termini di percentuale l'aumento delle famiglie sostenute è stato del 250%. Si è passati da circa 850 famiglie (2019) a 2120 (2020) con un'incidenza media di 3,5 persone per nucleo. Questo vuol dire che la stima delle persone raggiunte dalla solidarietà dei centri di ascolto è di circa 7.500 persone. La maggioranza dei quali uomini.

La pandemia ha esasperato le condizioni delle famiglie italiane. Si stima che una famiglia su due non aveva mai chiesto aiuto alla Caritas prima del 2020. Scorporando il dato relativo alle famiglie incontrate nei centri di ascolto si evince che si tratta in maggioranza di nuclei italiani: 1.341 (779 straniere).
Il vescovo Ambrogio Spreafico, esprimendo gratitudine verso coloro che si sono messi a disposizione donando tempo, vicinanza, solidarietà e attenzione, ha sottolineato l'importanza del concetto di condivisione e del "noi" contrapposto all'"io". Ha parlato dell'insegnamento di Gesù e dell'amore che cresce nella misura in cui viene donato. Ha ripreso le parole di Papa Francesco, Nessuno si salva da solo, e ha ricordato Zaccheo «che ha capito che non poteva godere della sua ricchezza da solo, ma era necessario condividerla».

«I centri di ascolto come la mensa per i poveri -ha spiegato il vescovo – sono diventati luoghi in cui sono state curate le ferite di tante persone che avevano bisogno di cibo, ma anche di accoglienza, ascolto e sostegno. E abbiamo sperimentato come nella distanza a cui siamo tenuti si è moltiplicato il desiderio di aiutare». Marco Toti, direttore della Caritas diocesana, ha evidenziato che «dietro i numeri si celano storie, racconti e famiglie che si sono trovate nella condizione di dover chiedere aiuto per fare fronte alla necessità quotidiana di cibo, servizi domestici essenziali o strumenti per garantire la scuola ai figli. La rete capillare delle diverse realtà ecclesiali presenti in ognuno dei 21 comuni della diocesi ha consentito di avvicinare molte famiglie, soprattutto quelle che non erano abituate a rivolgersi a qualcuno per chiedere aiuto».