"Maggio a Portadini" è il titolo di uno dei racconti più celebri usciti dalla penna di Alberto Minnucci, storico cronista alatrense, venuto a mancare nel 1995.
La sua città lo ha ricordato negli anni addietro con diverse edizioni di quel premio giornalistico, presieduto da Sergio Zavoli, poi svanito nel nulla, "vittima" dei tagli economici che non guardano in faccia a nessuno. Ma la sua figura di corrispondente sempre attento e mai tenero con i poteri forti, pronto a denunciare le storture del sistema e i guasti che inevitabilmente investivano Alatri, meritava di non essere dimenticata.

E, quindi, appare saggia la recente scelta della commissione toponomastica di dedicargli una via. E quale strada migliore se non la discesa che conduce proprio alla chiesa di Portadini? Quella strada fatta di scalini larghissimi, percorsa da intere generazioni che sono scese fino a quella modesta chiesa per pregare davanti alla miracolosa immagine della "Madonna della Resurrezione".

Alberto Minnucci ha fatto di Portadini una sorta di luogo iconico dell'anima alatrense, narrandone con dovizia di particolari persone, piccoli fatti, gesti. Lo definì «Il fascinoso quadrisillabo, carico di aromi e di vento fresco e profumato, Portadini». Una descrizione felicissima che racchiude un'Alatri che, forse, non c'è più. Di sicuro ci sarà tra poco una "Via Alberto Minnucci" che accompagnerà fedeli e visitatori lungo quella passeggiata che lo stesso Alberto ha saputo descrivere meglio di tu