Imprenditore diventa usuraio per far fronte alle richieste continue di prestiti a strozzo non riuscendo più a incassare somme a lui dovute. Una verità amara, quella scoperta dalla Guardia di Finanza del Gruppo di Cassino attraverso una complessa inchiesta, partita dalla denuncia di un commerciante della città martire. Con "Dirty Cash" le Fiamme gialle hanno chiuso il cerchio su Raffaele Barretta, 50 anni di Napoli, finito in carcere. E su Alessio Flagiello di 60 anni e Michele Buonanno di 66 anni. Entrambi di Sant'Antimo, ai domiciliari. Chiamati a rispondere (a vario titolo) di prestiti con tassi usurari, minaccia ed estorsione. Come emerso dall'operazione in realtà l'imprenditore diventato usuraio avrebbe intrapreso questa "strada" perché in costante affanno, non riuscendo a far fronte (a sua volta) a continue richieste di denaro a causa di mancate entrate da parte di clienti, baristi e commercianti anche della città martire.

Non sapendo più come poterne uscire, avrebbe deciso per le Fiamme gialle di effettuare registrazioni video e audio, per poter mettere da parte prove in grado di far capire che lui, con la professione del "cravattaro", non c'entrava proprio nulla. Prima di arrivare a denunciare, aveva però bisogno di elementi concreti. Quelli finiti tutti in una pen drive, ora nella mani degli inquirenti. Dai primi incontri del marzo 2020 tra il commerciante di Cassino e l'imprenditore uraio-usurato in un bar di Castelnuovo Parano, attraverso una conoscenza comune, alle richieste di prestiti a troppi zero è stato un attimo: gli accordi prevedevano che a fronte di un prestito iniziale di 2.000 euro, avrebbe dovuto restitituirli con 250 a titolo di interessi. In poco tempo, però, la situazione sfuggita di mano.

Le minacce
A conferma di quanto ricostruito dai militari del Gruppo di Cassino agli ordini del tenente colonnello Rapuano, coordinati dal sostituto della procura di Napoli Nord Sirignano, il materiale sequestrato: non solo i contenuti dei cellulari. Ma anche fogli manoscritti con cifre e somme ottenute in prestito, interessi compresi. Ma ancor più quanto racchiuso in una pen drive: le minacce, il tenore delle conversazioni raccontano che l'imprenditore usuario avrebbe temuto e non poco per la propria incolumità ma anche per quella della sua famiglia. «Ti entro con il furgone nella macchina!», «Vengo da te e ti scanno. A te e tutta la razza» o «Vengo fino a dentro casa tua e ti vengo a scannare!» sono solo alcune delle minacce registrare. E quando la vittima prende tempo, "spunta" pure un coltello, tirato fuori da sotto al sedile, come prova di forza. Non meno inquietante la pretesa di acquistare la casa, messa in vendita dall'imprenditore per uscire dalla spirale in cui era finito, trattenendo il "dovuto" sull'intera somma.

La vittima: un "salvadanaio"
Secondo il pm, tesi condivisa dal gip Coppola, l'imprenditore-usuraio sarebbe diventato un vero "salvadanaio" per i suoi creditori «controllando tutte le sue risorse economiche, sapendo della vendita della casa, della quale tentavano di stabilire il prezzo, nonché dei clienti della persona offesa che erano ancora in debito con lui». Costanti le pressioni rilevate dai militari, inizialmente negate agli inquirenti: palese il timore «che aveva per sé e per la sua famiglia percepito già durante le prime perquisizioni degli investigatori» scrive il gip. Solo pian piano, dopo il sequestro di fogli ed elementi chiave per ricostruire ogni passaggio, sarebbe emersa tutt'a ltra verità.