È corsa contro il tempo per provare a scongiurare la chiusura del convento dei Padri Cappuccini: molte le iniziative messe in campo per sollecitare l'ordine a mantenere in piedi la storica struttura religiosa, attiva dal lontano 1566. Dopo la petizione online, lanciata da "Alatri comunità", è stata avviata una raccolta firme nelle numerose chiese alatrensi che, nel giro di pochi giorni, ha superato le 400 sottoscrizioni. E non solo. Diverse realtà culturali operanti sul territorio (la Pro loco, il Coro dei Crociferi, la Confraternita della Donna, l'associazione "Radici", la "Fraternità Ofs", lo stesso gruppo "Alatri comunità") hanno scritto agli organi provinciali per sensibilizzarli sullo stesso argomento: va trovata una soluzione.

Anche il mondo politico ha detto la sua: nel consiglio comunale del 10 aprile scorso si è dibattuto della questione ed è stato approvato un ordine del giorno proposto da quattro consiglieri di opposizione; il sindaco Morini e altri esponenti della maggioranza hanno comunque fatto intendere che i margini di operatività sono ristretti, con il primo cittadino che è stato chiarissimo quando ha parlato, al massimo, di solidarietà da esprimere all'ordine.

A pesare sull'intera situazione sono diversi fattori, già chiariti in precedenza: l'assenza di vocazioni che possano rimpinguare l'ordine, l'età elevata degli ultimi tre cappuccini presenti nel convento, gli alti costi per la manutenzione del complesso. Una decisione sul mantenimento o meno del sito è attesa per la fine di maggio oppure per i primi giorni di giugno: manca, insomma, poco. Il rischio, se non si trovasse una risposta arrivando alla dismissione da parte dell'ordine, è che – una volta chiuso – il convento possa diventare una sorta di "terra di nessuno". E, almeno questo, dovrebbe essere evitato.