Un altro intenso servizio della Rai sull'area delle acque rosse, proprio a cavallo tra Cassino e Sant'Elia, in territorio santeliano. A vedere le riprese andate in onda su Buongiorno Regione ieri mattina presto ci si rende forse meglio conto della vastità dell'area interessata dall'anomala colorazione di fanghi e acque ruggine.

Una situazione che ancora risulta oggetto di accertamenti da parte degli inquirenti e che, al momento, sembra essere rimasta in stand-by.
Nel servizio sottotilato "Acque geneticamente modificate" della giornalista Livolsi, appare forte la paura per il presunto avvelenamento del territorio.

Un'area non molto distante dal famigerato Nocione, ormai tristemente noto per i veleni interrati. A raccontare di una schiuma verde e di fanghi di color rosso una professoressa del territorio che passeggiando sul Rapido ha notato l'anomala colorazione.

E ancora il presidente dell'Ansmi sezione di Frosinone, Edoardo Grossi, che ha sottolineato la presenza oltre la soglia consentita di ferro, dopo i campioni prelevati; la geochimica Antonella Forni, che ha ribadito come la presenza di quel colore sia anomala: «Fanghi di quel colore racconta li ho visti solo in Toscana nelle zone di risulta mineraria». Sull'intero tratto sventolano i divieti, in alcune zone violati, di pascolo ed emungimento delle acque, prosegue il servizio. Facendo poi riferimento alla possibilità che proprio sui fanghi rossi venga realizzato un parco.

«Tutti i fanghi finiscono nel fiume. Se l'intenzione è davvero quella di costruire nella stessa zona un parco giochi, allora occorre subito accertare se questa sia tossica oppure no» afferma il dottor Spallino di Italia Nostra. Dopo il programma di ieri mattina, diversi i cittadini che hanno contattato gli ambientalisti inviando loro foto e video in cui avrebbero ripreso ciò che è accaduto nel mese di ottobre scorso, mentre si ripuliva il Rapido.

«Perché solo ora? Ci hanno risposto: per paura. È inquietante tutto questo» affermano dall'Ansmi.
«I coltivatori sono disperati perché a valle i terreni interdetti e non possono coltivare, mentre alla fonte del disastro prosegue Grossi non si interviene. I cittadini non ci stanno più. Si è rotto il muro del silenzio».