Da usuraio a vittima, il passaggio è breve. I finanzieri del Gruppo di Cassino partono dalla denuncia di un commerciante della città martire, finito nella morsa dell'usura, e scoprono una verità molto diversa da quella ipotizzata in prima battuta. In realtà, a seguito degli accertamenti svolti, è emerso che «l'usuraio era vittima di altri soggetti, alla disperata ricerca di liquidità». Dunque sarebbe diventato un usuraio per sfuggire ai "cravattari".

Ieri mattina l'applicazione di una misura cautelare in carcere nei confronti di Raffaele Barretta, 50 anni di Napoli e di due misure dei domiciliari per Alessio Flagiello di 60 anni e di Michele Buonanno di 66 anni.
Entrambi di Sant'Antimo.

Pugno di ferro
Il Comando Provinciale di Frosinone, guidato dal colonnello Gallozzi, ha da tempo intensificato le attività di contrasto alle condotte che minano l'integrità del sistema economico legale, con particolare riferimento all'usura, che con l'emergenza Covid, sta subendo una notevole recrudescenza a danno di famiglie e imprenditori. Come ricordato di recente dal tenente colonnello Salvatore Rapuano in uno degli incontri del "Festival della Legalità", con Pietro Grasso e Maria Falcone, il fenomeno dell'usura non deve essere affatto sottovalutato: uno degli strumenti più insidiosi delle mafie per innestarsi sul territorio "sano".

Come ricostruito nell'indagine coordinata dal sostituto procuratore Cesare Sirignano della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli Nord, partita dalla denuncia di un commerciante di Cassino che ha riferito di essere oggetto di usura da parte di un imprenditore edile di Caserta. I militari del Gruppo di Cassino hanno accertato che, dopo aver ottenuto prestiti per decine di migliaia di euro con interessi superiori alla soglia legale (a cui non riusciva a fare fronte) «l'imprenditore entrava in una spirale perversa, rivolgendosi ad altri strozzini, precipitando sempre più nel baratro della disperazione. In pieno lockdown e nonostante le restrizioni la vittima, nel vano tentativo di ottenere risorse economiche, cercava a tutti i costi di incontrare persone disposte ad offrirgli il denaro che doveva restituire, poiché era sottoposto a continue intimidazioni e minacce anche tramite l'utilizzo di armi».

Minacce poco velate, come un coltello nascosto nel furgone e tirato fuori per "mettere in chiaro le cose".
«È stato accertato come la vittima abbia complessivamente ottenuto in prestito circa 65.000 euro e sia stato costretto a restituirne, solo a titolo di interessi oltre 172.000, con un tasso che sfiora il 95%».
E come saldo dei prestiti residui, anche perché da Cassino non arrivava la "liquidità attesa", gli strozzini avrebbero preteso anche l'abitazione della vittima, una villa del valore di oltre 800.000 euro, prospettando, in caso di mancato rispetto dei termini per i pagamenti delle somme pattuite, ritorsioni anche nei confronti dei familiari.