«In risposta alla grande emergenza sanitaria che ancora, purtroppo, morde recrudescente il territorio, così come il mondo intero, si impone il ruolo della prevenzione secondaria della malattia in un contesto dove la conoscenza in fieri della patologia e la varietà clinica della malattia impone la necessità di Follow-up mirati nel tempo ed al passo con la più recente e autorevole letteratura internazionale di riferimento. In quest'ottica nasce il nostro ambulatorio, dedicato ai cosiddetti casi di Long Covid».

Così, all'inizio del nuovo anno, il Dottor Fernando Lunédi, consulente per la medicina del Gruppo INI, perfezionato in medicina di emergenza, descriveva l'operato dell'ambulatorio integrato post Covid (AIPC) di medicina interna, generale e di emergenza di Città Bianca.
A distanza di qualche mese il lavoro dell'ambulatorio procede a pieno ritmo, anzi il numero di accessi dei pazienti è di gran lunga aumentato – «Arrivano da tutto il territorio ma vengono anche da fuori provincia e regione – spiega Lunédi - C'è grande soddisfazione rispetto al servizio che offriamo all'utenza, perché ci prendiamo cura di tutti gli strascichi lasciati dalla malattia, di tutti quegli aspetti che rientrano nel "Long Covid", postumi che incidono in negativo sulla qualità della vita dei pazienti».

Poi il dottor Lunedì ribadisce che «La grande quantità di casi clinici moderati e severi afferita dal territorio alla nostra UOC, statisticamente nella media dei centri regionali e nazionali di blasone e riferimento per la Patologia SarsCov2, ci impone il dovere scientifico e clinico di presentare ai nostri pazienti tutta l'esperienza e la cura del caso complesso stratificando il rischio e fornendo un approccio a distanza cucito sul paziente, il cosiddetto "tailored treatment."

Dottore, con l'arrivo della terza ondata e delle varianti, cosa è cambiato nel trattamento post-Covid dei pazienti rispetto a prima?
«In primis, abbiamo avuto la conferma di quanto il Covid non sia una malattia che si esaurisca con la negativizzazione del paziente. Inoltre, continuano ad aumentare i casi di pazienti che non sono stati ricoverati e che non presentavano alcun sintomo durante la positività al virus, che ad oggi presentano però tutti i postumi della malattia. C'è da sottolineare che anche molti pazienti asintomatici, a distanza di tempo, grazie ad esami mirati, hanno potuto accertare di aver avuto una polmonite. L'avvento delle varianti, ormai è noto, ha inciso fortemente sull'età media dei pazienti che è notevolmente scesa da metà febbraio. Dunque, curiamo il post-Covid in pazienti molto più giovani di quelli che abbiamo assistito durante la prima e la seconda ondata».

In che modo le cure sono state perfezionate negli ultimi mesi?
«Il long Covid, come testimoniano importanti e recenti ricerche scientifiche, non si cura solo con una terapia farmacologica mirata. E' importante che il paziente, soprattutto nella fase di crociera, adotti uno stile di vita volto ad accelerare la guarigione e il recupero. Per questo, in ambulatorio abbiamo messo a punto un regime nutrizionale ritagliato sui singoli pazienti. Si tratta di un regime chetogenico isocalorico e abbiamo visto quanto funzioni anche nei pazienti ricoverati in reparto, oltre che in quelli che trattiamo in ambulatorio. E' un metodo all'avanguardia che ovviamente ha una base scientifica ed è supportato da numerose ricerche e siamo tra i primi nel Lazio ad averlo adottato. Una scelta figlia dell'impegno del nostro primario Carmine Romaniello e della collaborazione tra tutti coloro che lavorano all'interno della struttura, dalla direzione a tutto il personale, senza tralasciare il coordinatore del servizio di Dietistica della Città Bianca, Matteo Fiorini, e il Gruppo Itaca che da anni è al nostro fianco con impegno».

Può spiegarci meglio di cosa si tratta?
«I meccanismi sono complessi ed appartengono alle più attente conoscenze di biologia molecolare, immunologia e fisiopatologia. In parole semplici diremo che la malattia da Covid è una malattia infiammatoria sistemica, nota per il suo aggressivo sviluppo, tra i tanti, a livello dell'interstizio polmonare. L'attivazione di alcune molecole dette Citochine da parte dei Macrofagi polmonari, cellule comunemente impiegate nella risposta immunitaria dell'organismo, caratterizza la sindrome da "tempesta infiammatoria". Questa sindrome causa una iper infiammazione e, di conseguenza, un richiamo di mediatori che causano trombosi del micro circolo capillare da cui polmonite, dolori diffusi, ed insufficienza respiratoria. Nutrendosi di glucosio, i macrofagi M1 risentono negativamente di una dieta che non permetta la facile disponibilizzazione di questo alimento, quella chetogenetica appunto, con la conseguente diminuzione dell'intensità della "tempesta" da essi prodotta.

Ma questo è solo uno dei meccanismi benefici di tale regime alimentare, i cui studi che a livello internazionale si stanno portando avanti stanno via via portando ad un risultato in termini di cura e prognosi della patologia acuta, così come della corretta gestione della sindrome da long covid. Quello che mi preme sottolineare è come, al bilanciamento di una dieta chetogenica normo-calorica, abbiamo voluto corrispondere l'apporto di tutta una specifica e variegata quantità di oligoelementi che fanno della cura e del sostegno al sistema immunitario la loro missione come il rame, lo zinco, le proteine nobili del latte, la vitamina D e la vitamina E, solo per citarne alcuni. Sottolineo una volta di più il valore dei farmaco-alimenti a contenuto di acidi grassi insaturi così come dell'adozione precoce ed efficace di protocolli di fisiochinesiterapia mirati e innovativi per riattivare in toto il metabolismo dell'apparato nervoso e mio-articolare».

Quindi, in parole povere, meno carboidrati più proteine e soprattutto più grassi?
«La dieta chetogenica è un regime alimentare che riduce in modo drastico i carboidrati, aumentando di contro le proteine e soprattutto i grassi. Lo scopo principale è costringere l'organismo a utilizzare i grassi come fonte di energia. In presenza di carboidrati, infatti, tutte le cellule ne utilizzano l'energia per svolgere le loro attività. Ma se questi vengono ridotti a un livello sufficientemente basso esse cominciano a utilizzare i grassi, tutte tranne le cellule nervose che non hanno la capacità di farlo. Si avvia quindi un processo chiamato chetosi, perché porta alla formazione di molecole chiamate corpi chetonici, questa volta utilizzabili dal cervello. In genere la chetosi si raggiunge dopo un paio di giorni con una quantità giornaliera di carboidrati di circa 20-50 grammi, ma queste quantità possono variare su base individuale».

Ovviamente questo regime alimentare va adottato sotto stretto controllo medico...
«Ogni regime alimentare e ogni drastico cambiamento di abitudini alimentari vanno concordati con uno specialista. Il fai da te è sempre sconsigliato, soprattutto quando, in casi come questo, si vuole accelerare un processo di guarigione. Improvvisandosi medici e seguendo una dieta chetogenica senza i consigli di un esperto si rischia di creare più danni che benefici. Noi seguiamo il paziente in tutte le fasi, fino alla completa guarigione e prima di decidere se adottare questo tipo di alimentazione, valutiamo ogni altra patologia in corso o eventuali complicanze future».